Nuovo decreto sicurezza: c'è anche il 'daspo' per la movida violenta

Superati di fatto i 'decreti Salvini' dell'ex ministro degli interni: 12 articoli, modifiche sostanziali anche sull'immigrazione

E' stato approvato ieri sera dal consiglio dei ministri il nuovo 'decreto sicurezza', che di fatto, dopo oltre un anno, supera i due precedenti decreti sicurezza voluti dall'allora ministro degli interni Matteo Salvini.

Il nuovo testo si compone di 12 articoli e prevede nuove norme sull'immigrazioni, con sostanziali differenze rispetto ai decreti Salvini, ma non solo.

Ad esempio, viene introdotto una sorta di 'daspo' nei casi di 'movida violenta'. 

Il 'daspo' per la movida violenta - come si legge su Today.it, che analizza il contenuto di tutte le nuove norme -, consiste nel divieto di accesso ai locali di intrattenimento e ai pubblici esercizi per chi si è già distinto per episodi di violenza negli ultimi tre anni. Divieto che potrà essere imposto dal questore. Per i violenti che non rispetteranno il 'daspo' è prevista la reclusione che sale fino a due anni e una multa da 8.000 a 20.000 euro.

Quanto alle nuove norme in materia di immigrazione, il decreto accoglie i rilievi fatti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della promulgazione del secondo 'decreto Salvini' reintroducendo per esempio il rispetto degli ''obblighi costituzionali e internazionali dello Stato in materia di rifiuto o revoca del permesso di soggiorno'' e il passaggio dall'ammenda amministrativa, che arrivava fino a un milione per chi avesse salvato i migranti in mare, alla multa compresa tra 10 e 50mila euro applicabile solo al termine di regolare processo penale.

Tra le altre cose, non è più prevista la confisca della nave, a condizione però che le navi che fanno salvataggi in mare lo comunichino alle autorità italiane e nel caso di navi straniere al proprio paese di appartenenza. In caso di violazione di queste condizioni le organizzazioni sarebbero perseguibili penalmente.

E' all'articolo 1 del nuovo decreto legge che viene reintrodotto la formula del rispetto degli ''obblighi costituzionali e internazionali dello Stato in materia di rifiuto o revoca del permesso di soggiorno''. Sempre nello stesso articolo è contenuta la convertibilità della maggior parte dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro.

''Sono convertibili in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, ove ne ricorrano i requisiti", si legge nel testo, i permessi di soggiorno ''per protezione speciale'', per ''calamità'', per "residenza elettiva'', per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide'', per ''attività sportiva'', ''per lavoro di tipo artistico'', ''per motivi religiosi'', ''per assistenza minori''.

Torna inoltre quella che era la 'protezione umanitaria', denominata 'Protezione speciale' e viene reintrodotto il divieto di respingimento ed espulsione in Stati che violano i diritti umani.

''Non sono ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell'esistenza, in tale Stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani'', si legge nel nuovo decreto legge approvato dal governo.

"Non sono altresì ammessi il respingimento o l'espulsione o l'estradizione di una persona verso uno Stato - prosegue il testo - qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica".

Viene anche eliminato il divieto di registrazione alle anagrafi comunali dei richiedenti asilo, ai quali ora sarà rilasciato un documento di identità valido per tre anni. Nel Sistema di Accoglienza e integrazione (Siai) vengono inclusi anche i casi di protezione speciale.

Inoltre vengono distinti i servizi di primo livello per i richiedenti protezione internazionale, che includono l'accoglienza materiale, l'assistenza sanitaria, l'assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, i corsi di lingua italiana, e i servizi di orientamento legale e al territorio, dai servizi di secondo livello, che hanno come obiettivo l'integrazione e includono l'orientamento al lavoro e la formazione professionale.

Un capitolo riguarda i minori stranieri non accompagnati, che vengono esclusi dalle procedure accelerate dei provvedimenti di allontanamento. In più torna la regola del silenzio-assenso nell'iter di rinnovo del permesso di soggiorno.

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Modifiche anche al periodo di permanenza nei Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio): da 180 giorni si passa a un massimo di 90 giorni.

Cosa prevede il nuovo decreto sicurezza

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