Cronaca Signa

Criptovalute: chiusa l'inchiesta sulla maxi truffa da 120 milioni di euro

Processo in vista per l'informatico signese Francesco Firano, accusato del più grande furto di bitcoin della storia

La procura di Firenze ha chiuso le indagini a carico di Francesco Firano, 34 anni, abitante a Signa (FI), considerato dalla polizia postale l'autore del più grande attacco cyber-finanziario mai avvenuto in Italia.

Amministratore unico di una società che gestisce criptovalute, Firano sarebbe secondo le accuse al centro di una maxi-truffa che ha prodotto un 'buco' di 120 milioni di euro sulla piattaforma informatica 'Bitgrail', con oltre 230mila risparmiatori danneggiati in tutto il mondo a causa di un presunto hackeraggio.

Le ipotesi di reato a suo carico sono quelle di frode informatica, autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta e violazione del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria.

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Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Gabriele Mazzotta e dai sostituti Sandro Cutrignelli e Fabio Di Vizio, sono partite a seguito di un esposto dello stesso 34enne che, nel 2018, denunciò l'ingente furto di criptovaluta Nano Xrp (pari appunto a 120 milioni di euro), realizzato sfruttando un bug del protocollo Nano e attraverso illecite transazioni.

Ma le sue presunte contraddizioni e quelle dei suoi collaboratori hanno insospettito gli investigatori che, con indagini sofisticate, avrebbero scoperto da un lato che le illecite sottrazioni di criptovaluta sarebbero cominciate già nel giugno 2017 e, dall'altro, che l'amministratore della società non le avrebbe impedite, omettendo di implementare la sicurezza della piattaforma e continuando in questo modo a percepire i profitti derivanti dalle commissioni.

Così facendo, avrebbe procurato ai presunti hacker, non ancora individuati, un guadagno complessivo di 11.500.000 Xrb, equivalenti a circa 120 milioni di euro.

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