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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Sanità toscana in crisi: Giani va a Roma a battere cassa, i sindacati preparano la maxi mobilitazione

La regione deve rientrare di mezzo miliardo, il governatore chiederà un 'rimborso covid' da almeno 80-100 milioni al governo e intanto progetta tagli alla sanità. Cgil Cisl e Uil sul piede di guerra

La Regione Toscana ha investito una grande quantità di risorse per fronteggiare l'emergenza Covid e ora deve rientrare di quasi mezzo miliardo di euro, per non ritrovarsi a fare conti di fine anno con un dissesto finanziario non ripianabile con i consueti assestamenti di bilancio. E per questo oggi il governatore toscano Eugenio Giani va a Roma a 'batter cassa', come aveva anticipato ieri dichiarando: "E' impensabile che il governo si tiri indietro dal contribuire all’alleggerimento del deficit delle Regioni con straordinari rimborsi Covid. Noi abbiamo l’esatto rendiconto delle spese, in cui ogni voce è documentata. A partire dal personale e dagli hub vaccinali: ne abbiamo messi in piedi 90 in Toscana. Poi le cure, i tamponi, il tracciamento". Giani mira a ottenere almeno 80-100 milioni da Roma, per evitare il 'dissesto'.

Sanità toscana in crisi, Giani sotto assedio. Medici, infermieri, sindacati: "Sblocca le assunzioni"

Intanto, parallelamente, procede in regione il "piano di raffreddamento della spesa". Ieri i direttori generali delle Asl toscane sono stati ricevuti dall’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini, per "raccogliere le linee guida dei piani di rientro": obiettivo, un taglio da cento milioni alla spesa per i prossimi tre mesi per l’Asl Toscana centro, 50 per ciascuna delle altre due Asl. Cifre più piccole per le aziende ospedaliero universitarie incaricate di fare il massimo dei volumi di attività per ridurre le liste di attesa. Avanti inoltre con il blocco delle assunzioni salvo deroga dalla Regione, il monitoraggio rigoroso della spesa farmaceutica, i tagli agli straordinari, il rinvio degli acquisti, la limatura dei servizi, la ridefinizione di accordi con privati e volontariato, la chiusura anticipata degli hub vaccinali.

Sindacati sul piede di guerra

Oggi, nel frattempo, i sindacati della sanità toscana sanciranno ufficialmente lo stato di agitazione dei lavoratori e le manifestazioni di lotta pubbliche che culmineranno con il corteo a fine ottobre in piazza del Duomo, davanti alla sede della presidenza della Regione a Palazzo Strozzi Sacrati. La Nazione sottolinea che in sanità erano più di dieci anni, a memoria dei sindacalisti più anziani, che non veniva convocata d'urgenza un'assemblea dei delegati regionali a sigle confederali riunite.

Sanità in crisi: Giani blocca le assunzioni per 'far quadrare i conti'

In mattinata, Cgil, Cisl e Uil si riuniscono infatti in assemblea al circolo Arci di San Bartolo a Cintoia. Titolo - eloquente - dell'incontro: "Assumere per difendere il valore pubblico del sistema sanitario toscano, per garantire i servizi e per vincere la pandemia". Si affronta il tema dei tagli ulteriori alla sanità e il blocco delle assunzioni, salvo deroga della Regione, che rischiano di mandare al collasso i servizi. Ormai il personale è ridotto all'osso.

Lo svolgimento dell'assemblea, anticipa sempre La Nazione, prevede una dura presa di posizione con proclamazione ufficiale dello stato di agitazione che sarà comunicato con invio di lettera ai prefetti provincia per provincia. Ci saranno presidi nei maggiori ospedali della regione. E ogni settimana sarà organizzato un evento per mantenere alta l'attenzione alta sino alla grande manifestazione di fine ottobre davanti alla sede della presidenza della Regione.

Sindacati: "Servizi chiuderanno"

I sindacati sono determinati a coinvolgere la cittadinanza, per dimostrare che le proteste dei lavoratori non sono strumentali, ma che a queste condizioni il servizio sanitario peggiorerà. Con i numeri attuali - spiegano infatti i sindacalisti - alcuni servizi dovranno chiudere perché il personale non ce la fa. Impensabile anche che la grande mole di visite ed esami rimasti indietro per la pandemia possa essere smaltita senza risorse aggiuntive, riporta ancora La Nazione, ma che anzi le liste d'attesa sono destinate ad allungarsi.

Sindacati: "Che fine hanno fatto riorganizzazione 118 e riforma medicina territoriale?"

Si chiedono alle istituzioni riforme che dovevano essere già attuate e che sono in ritardo, come quella della riorganizzazione del 118 che avrebbero consentito di far risparmiare 200 milioni nel giro di pochi anni. E poi quella della medicina territoriale. Preoccupante anche la riduzione del finanziamento al Fondo sanitario nazionale prevista nei prossimi anni.

Per questo i sindacati incalzano chiedendo fatti: in pratica è inutile parlare di Pnrr, di reti territoriali e di sanità pubblica universale se non si fanno investimenti nel breve e lungo periodo, con assunzioni, tecnologie e telemedicina, invertendo il trend delle scelte privatistiche. 

La replica di Giani: "Nessun blocco, in due mesi 600 assunti"

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