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Filippo Festini

Filippo Festini

Coronavirus, il professore di infermieristica: "Non mi vaccinerò"

Filippo Festini, docente di scienze infermieristiche all'Università di Firenze, mette in dubbio la validità del vaccino anti-Covid sottolineandone presunte controindicazioni, tempi troppo stretti di sperimentazione e reazioni avverse

"Non sono un negazionista. In questa follia generale, l’unica cosa che nego è la presenza di spirito critico e di capacità di discernimento in un numero preoccupantemente alto di professionisti sanitari".

E' quanto scrive Filippo Festini, professore associato in Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche presso l'Università di Firenze.

Festini ha recentemente pubblicato un post su Facebook in cui mette in dubbio la validità del vaccino anti-Covid, apportando motivazioni su controindicazioni e tempi troppo stretti di sperimentazione, oltre al dato del 3% di reazioni avverse che provocherebbe la somministrazione del vaccino stesso.

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Il professore ha anche dichiarato che non avrebbe aderito alla campagna di prenotazione per la prima parte della vaccinazione, argomentando la sua scelta.

"Io non mi vaccinerò per due motivi. Avendo insegnato metodologia della ricerca, so che 7 mesi per sperimentare un qualsiasi medicamento non sono sufficienti a garantire che esso non abbia effetti avversi o indesiderati nel medio e lungo termine. Inoltre nell’inverno 1995-96 ho fatto il vaccino antinfluenzale e dopo poco ho cominciato ad avere episodi di vertigini improvvise fortissime con nausea e vomito che sono durate per oltre sei mesi. Ad almeno quattro altri operatori sanitari nel mio ospedale è successa la stessa cosa. Da allora non ho più fatto vaccinazioni contro virus influenzali (e, per inciso, non ho mai preso l’influenza). Non voglio rischiare che si ripeta".

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Festini poi critica apertamente l'atteggiamento di alcuni suoi colleghi o di medici che hanno assunto posizioni estreme a favore del vaccino anti-Covid.

"Dovremmo cercare di imparare dagli errori del passato - scrive il professore -. Nel 1976, in occasione di un'epidemia di influenza suina, fu approntato un vaccino con molta fretta e accorciando i tempi e purtroppo ci furono molti morti e molti casi di paralisi neurologiche. Quando si assumono farmaci il principio di precauzione è fondamentale e il bilancio costi/benefici va ponderato con estrema cura, specie quando si programma una somministrazione di massa".

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"Nel caso attuale - aggiunge Festini - il martellamento mediatico a senso unico ha azzerato ogni discussione su questo aspetto fondamentale, dando per scontato che i benefici siano talmente superiori ai costi (ovviamente intendo soprattutto costi in salute) che non valga la pena parlarne. Invece dovremmo, perché è possibile anche che il bilancio indichi un eccesso di costi. Soprattutto alla luce della piccola riduzione del rischio che il Comirnaty fornisce".

Il Comirnaty è il vaccino destinato a prevenire la malattia da Covid-19 nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni. Contiene una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente sul SARS-CoV-2, il virus responsabile del Covid-19 stesso.

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