Coronavirus, fine della battaglia sull'astensione: chiusi i tribunali, è ufficiale

La giustizia si ferma per le prossime due settimane. Esultano gli avvocati fiorentini, sollevati i giudici

Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede

L'emergenza Coronavirus ferma anche la giustizia: tribunali chiusi fino al 23 marzo per "sospensione feriale", con possibilità di proroga della sospensione delle attività (eccetto le udienze per i casi gravi e urgenti) fino al 31 maggio. L'ufficialità è arrivata con un decreto emanato in nottata dal Guardasigilli Alfonso Bonafede. 

"Per due settimane si dà a tutti i vertici degli uffici giudiziari la possibilità di poter organizzare l'attività in un modo che sia finalizzato prima di tutto a tutelare la salute di addetti ai lavori e utenti - ha spiegato il ministro della Giustizia -. In queste due settimane fino al 23 marzo, gli uffici giudiziari funzioneranno come nel mese di agosto. Queste due settimane serviranno ai responsabili degli uffici giudiziari per predisporre le regole".

In pratica, si svolgeranno i processi per direttissima e poco altro. Dal 23 marzo, ha spiegato Bonafede, "sarà possibile anche l'utilizzo della videoconferenza per le udienze".

Esultano gli avvocati, ma si sentono sollavati anche i giudici che ieri, in tribunale a Firenze, avevano in maggioranza deciso di "salvare capra e cavoli" non accogliendo le istanze di astensione degli avvocati (questa d'altronde era stata l'indicazione della presidenza del tribunale di Firenze, alla quale dovevano attenersi) ma comunque concedendo - previa consenso del pm - i cosidetti "rinvii di cortesia" agli avvocati.

"Esprimiamo apprezzamento per la decisione adottata dal ministro Bonafede e dal Governo - dichiara l'Unione Camere Penali Italiane - in tal modo si è rimediato al rischio di decisioni diverse sul territorio, adottate secondo criteri arbitrari e indefiniti, che avrebbero causato polemiche, incertezze e sopratutto reso inefficace la tutela della salute pubblica. (...) Dovremo fare tesoro di queste due settimane di fermo per definire insieme le condizioni migliori per una ripresa dell'attività forense compatibile con le esigenze di prevenzione del contagio e rispettosa dei principi inderogabili dello Stato di Diritto".    

In concreto, il decreto prevede una stretta all'attività giudiziaria fino al 31 maggio. I capi degli uffici giudiziari o, in alternativa, i presidenti titolari di sezione del Consiglio di Stato e i presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate, sentiti l'autorità sanitaria regionale e il Consiglio dell'Ordine degli avvocati, adotteranno "le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie a consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie al fine di evitare assembramenti all'interno dell'ufficio giudiziario e contatti ravvicinati tra le persone".

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Significa che i capi degli uffici giudiziari avranno facoltà, fino al 31 maggio, di sospendere le udienze per i casi non gravi. Sospensione che dovrà avvenire in caso "di emergenze epidemiologiche certificate".

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