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Foto da: Brigidini Bianchini

Foto da: Brigidini Bianchini

Coronavirus: Toscana, il brigidino a rischio estinzione

I brigidinai del pistoiese: "Ambulanti allo stremo, domattina consegniamo in Comune le chiavi di aziende e furgoni"

“Siamo oltre 100 aziende a conduzione familiare, rappresentiamo circa la metà della popolazione di Lamporecchio. A causa dello stop per il Coronavirus, da mesi oramai siamo fermi e vediamo allontanarsi sempre più il momento in cui potremo riprendere a lavorare”.

E' il grido d'allarme lanciato dai Brigidinai Uniti di Lamporecchio e Larciano, nel pistoiese. “A rischio non ci sono solo decine di azienze ma anche il futuro stesso del brigidino, seriamente a rischio estinzione” sottolinea il portavoce dell'associazione, Filippo Bazzicalupi.

Proprio così: “Uno dei simboli culinari della Toscana nel mondo, un prodotto amato da grandi e piccini, potrebbe non sopravvivere a questa difficile crisi”, spiega il portavoce.

“Per questo domani mattina, venerdì 8 maggio, alle ore 10, saremo davanti al Comune di Lamporecchio per puntare i riflettori sulle condizioni della categoria degli ambulanti fieristici e consegnare al sindaco le chiavi delle nostre aziende e dei nostri furgoni" annuncia Bazzicalupi.

Secondo il portavoce, "Nè il Governo nè la Regione Toscana ci hanno minimamente considerato, e non parlo solo di noi brigidinai ma anche di tutti gli altri ambulanti fieristici: quelli della porchetta di San Savino, i ricami dei fiorentini e tante altre eccellenze toscane". 

"Siamo fermi da oltre due mesi e saremo gli ultimi a ripartire, essendo legati a fiere ed eventi. Si parla di primavera 2021, siamo davvero a un punto morto - ragiona Bazzicalupi - e la cosa più grave è che si stanno bloccando interi paesi (come Lamporecchio e Larciano per i brigidini o San Savino per la porchetta) che tra produzione e indotto, vivono di prodotti tipici d'eccellenza toscana". 

Una tradizione secolare, insomma, rischia di scomparire per sempre. "Ma tanto per il Governo - un governo che è stato soltanto capace di chiedere alle partite iva di indebitarsi, per esempio - siamo solo carne da macello" prosegue il portavoce dei brigidinai, la cui famiglia si occupa di questo dolce tipico dal 1860.

Ecco perchè l'idea, adesso, è quello di rivolgersi alla Regione: "Si devono svegliare e capire che ci sono interi paesi in procinto di morire, centinaia di famiglie impegnate nella produzione e commercializzazione di prodotti regionali d'eccellenza che stanno per vedere morire una tradizione secolare".

L'estizione dei brigidini, insomma, è ormai dietro l'angolo. "Servono soldi a fondo perduto e bisogna che ci annullino tutte le imposte", chiedono i brigidinai. Prima che sia troppo tardi.  

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