Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Coronavirus, Cgil contro Confcommercio: "L'invito a non pagare le tasse? Salta in aria la convivenza civile"

Dopo la chiamata allo 'sciopero fiscale' duro il sindacato: "Senza tasse saltano i servizi pubblici, non si può fare a gara a chi la spara più grossa"

Nei gorni scorsi Confcommercio Toscana ha invitato le 50mila imprese che rappresenta allo 'sciopero fiscale', chiedendo loro di "non pagare più le tasse", come forma di protesta contro "una situazione diventata insostenibile" e ristori arrivati dal governo ritenuti "irrisori".

Un'iniziativa - da vedere se e quanti imprenditori aderiranno -, che ha suscitato una forte e dura critica da parte della Cgil, secondo la quale Confcommercio con tale invito "rompe il patto costitutivo della convivenza civile".

"Siamo stupefatti. Parlare di sciopero fiscale significa rompere il patto costitutivo della convivenza civile e far saltare in aria l’erogazione di ogni servizio pubblico: illuminazione delle strade, educazione dei nostri figli a scuola, fino al mantenimento dei presìdi sanitari e della nostra salute", commenta Massimiliano Bianchi, segretario generale di Filcams Cgil Firenze. "Allora i lavoratori, che anche loro pagano le tasse, dovrebbero evocare la rivoluzione?"

Confcommercio invita le imprese allo 'sciopero fiscale'

"Siamo preoccupati di quella che è la più grave crisi economica attraversata dal Paese dal dopoguerra e che vede settori come il commercio, il turismo ed i servizi oggettivamente esposti più di altri a difficoltà crescenti se non a veri e propri drammi. Ma i problemi - prosegue Bianchi -, non si affrontano così, facendo a gara a chi la spara più grossa, semmai sviluppando la politica con la 'P' maiuscola che si pratica con la determinazione delle idee, fermo rimanendo il patto costitutivo della convivenza civile già richiamato".

La Cgil, conclude Bianchi, "rimane peraltro fermamente contraria alla distribuzione a pioggia dei finanziamenti pubblici alle imprese. Gli aiuti che lo Stato eroga come prestatore di ultima istanza non possono invece che essere ispirati a criteri selettivi, alla tutela e alla qualità del lavoro, ed orientati a politiche economiche e di sviluppo finalmente sostenibili".

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