Coronavirus, proposte per la scuola: semafori per andare in bagno e termoscanner agli ingressi

In attesa delle linee guida definitive dal ministero, le dichiarazioni a La Repubblica del presidente dei presidi della Toscana

Come ripartirà la scuola a settembre, dovendo fare ancora i conti con l'emergenza coronavirus? Sono state fatte svariate ipotesi, aspettando le linee guida definitive del ministero dell'istruzione.

Pare certo, ad ogni modo, che non si potranno più vedere, almeno per il momento, scene di 'assembramenti' di alunni all'ingresso o all'uscita delle lezioni. Quello che insomma era la normalità prima del coronavirus.

Si pensa per esempio quindi ad ingressi ed uscite scaglionati delle varie classi e dei singoli alunni (la stessa proposta fatta per gli ingressi al lavoro e negli uffici pubblici).

Anche se questo nelle scuole con molte classi (ce ne sono che ne hanno in tutto più di quaranta) potrebbe comportare tempi di differenza di entrata molto lunghi tra la prima e l'ultima classe ad entrare.

Altra ipotesi è quella dei termoscanner agli ingressi, strumenti che però non costano poco per le casse scolastiche, sempre a corto. Poi c'è il problema delle classi pollaio. Non sarà certo possibile, come avvenuto finora, tenere 25 o più studenti per ciascuna aula.

In attesa delle linee guida definitive dal ministero dell'istruzione, i presidi iniziano quindi ad organizzarsi.

Il quotidiano La Repubblica nell'edizione in edicola oggi, sabato 8 maggio, riporta le dichiarazioni di Alessandro Artini, presidente dell'associazione nazionale presidi della Toscana e preside dell'Itis Galilei di Arezzo.

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"C'è preoccupazione, non ci sono indicazioni certe - dice Artini a Repubblica -. Dobbiamo assicurare la sicurezza nonostante la maggior parte degli edifici non sia attrezzata. Le aule sono troppo piccole. Ho comprato termometri per misurare la febbre e metterò semafori ai bagni per gestire gli ingressi". Semafori ai bagni dunque. Quanti presidi lo seguiranno?

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