Coronavirus, Fratelli d'Italia contro la Regione: "Rientro dei cinesi follia, serve quarantena"

Nei prossimi giorni dovrebbero rientrare circa 2.500 persone e la Regione ha annunciato un nuovo ambulatorio all'Osmannoro

Nei prossimi giorni dovrebbero rientrare in Toscana circa 2mila500 persone della comunità cinese, 500 su Firenze e 2mila su Prato, di rientro dai festeggiamenti (in realtà poi annullati per l'epidemia del Coronavirus) del capodanno cinese.

La notizia è arrivata nei giorni scorsi dalla Regione Toscana, che ha annunciato, assieme al consolato cinese, un nuovo ambulatorio sanitario all'Osmannoro per affrontare la situazione. Il piano per il 'rientro dei cinesi' è stato duramente criticato da destra, Lega e Fratelli d'Italia.

Per Francesco Torselli, coordinatore regionale di Fdi e candidato alle prossime regionali, il rientro sarebbe “una vera e propria follia che mette inutilmente a rischio le prime due città della regione”.

Mentre il consigliere regionale Paolo Marcheschi, collega di partito di Torselli, annuncia di aver scritto ai ministri della salute Speranza e degli esteri Di Maio ed al commissario straordinario Borrelli per chiedere “misure urgenti per far fronte al massiccio ritorno dopo il Capodanno festeggiato in Cina”.

Marcheschi ha presentato un'interrogazione alla Regione “affinché vengano prese misure precauzionali tempestive, anche attraverso forme di quarantena”.

Secondo Marcheschi si tratta di “persone che si recheranno a lavoro, porteranno i figli a scuola, frequenteranno luoghi e servizi pubblici mettendo a rischio di eventuale contagio migliaia di toscani. Non mettere in atto forme di quarantena è un incomprensibile azzardo, visto che i cittadini cinesi potrebbero essere infettati e al rientro trovarsi, durante il periodo di incubazione, completamente senza sintomi. Non è una situazione da sottovalutare che può essere risolta da misure 'fai da te' come approntare un ambulatorio all'Osmannoro”.

Nel frattempo questa mattina lo Spallanzani di Roma, dove sono ricoverati, ha fatto sapere che le condizioni della coppia cinese, che passò anche da Firenze, e ricoverata perché affetta da Coronavirus sono in “stabili e in continuo miglioramento”.

Coronavirus, la replica della Regione

"Per quanto riguarda la misure messe in atto per fronteggiare l'emergenza Covid-19 (Coronavirus, ndr), la Regione Toscana si attiene ai provvedimenti presi dal governo, e comunicati con le circolari del Ministero della salute, e dal commissario straordinario Angelo Borrelli". Lo precisa l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, replicando a chi sostiene che la quarantena è l'unica misura possibile per i cinesi che stanno rientrando dalle zone a rischio.

"Oltre al rispetto delle indicazioni del Ministero - chiarisce ancora Saccardi - abbiamo preso provvedimenti ulteriori, come l'ambulatorio all'Osmannoro, che sarà dedicato alla valutazione dei casi di persone provenienti dalle zone a rischio con una prima sintomatologia. Misure che servono per dare una risposta specifica, senza gravare sulle altre strutture della sanità regionale".

"Non essendoci nessun caso accertato di coronavirus, la quarantena non spetta alle autorità sanitarie della Regione - sottolinea l'assessore - Trovo davvero sorprendente un'uscita come questa, perché la Toscana è la Regione che si è mossa con maggior tempestività e adeguatezza, pur non essendo l'unica ad accogliere sul suo territorio un gran numero di cittadini cinesi".

"Le misure sin qui adottate nel territorio regionale e in particolare in quello della Asl Toscana centro, dove vive la gran parte dei cinesi presenti in Toscana - informa Renzo Berti, responsabile della prevenzione della Asl Toscana centro - sono tutte ispirate al principio dell’efficacia preventiva ed elaborate nel contesto di strutture (task force – unità di crisi) a cui partecipano i professionisti delle diverse discipline sanitarie. Un provvedimento drastico come la quarantena obbligatoria deve tener conto dei presupposti normativi, epidemiologici e di fattibilità, ovvero di appropriate condizioni di alloggio e di isolamento, non sempre possibili".

Nella provincia di Zhejiang, da cui provengono molti dei cinesi residenti nella Toscana centrale, sono stati ad oggi accertati 1.271 casi di coronavirus. Ciò corrisponde, fa sapere la Regione tramite una nota, a un’incidenza pari a 2 casi ogni 100.000 abitanti. In tale provincia non si è avuto alcun decesso. Una situazione, insomma molto diversa da quella della provincia dello Hubei, che ha quasi la stessa popolazione, e dove si contano quasi 58.200 casi (quindi 9.860 casi ogni 100.000 abitanti) e 1.700 morti.

Per i cittadini cinesi rientrati prima dei provvedimenti governativi cinesi sono ormai trascorsi i 14 giorni che sono considerati il tempo massimo di incubazione (in effetti la maggior parte dei contagiati manifesta sintomi dopo 5-6 giorni).

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"Le disposizioni ministeriali riferite alle scuole - chiarisce ancora Berti -, che giustificano la scelta dell’isolamento volontario di bambini e studenti per due settimane dal rientro, consentono alla Asl Toscana Centro di esercitare già adesso una sorveglianza attiva su circa 400 nuclei familiari corrispondenti a più di 1.200 persone. L’attivazione di un ambulatorio per la pronta diagnosi dei soggetti rientrati da aree a rischio e prima sintomatologia consentirà di intervenire rapidamente nei loro confronti garantendo adeguata assistenza e isolamento in caso di necessità e soprattutto di restituire tranquillità a chi fosse affetto dalle ricorrenti patologie stagionali, come accaduto sin qui per i diversi casi negativi ancorché ospedalizzati".

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