Coronavirus, la Regione in pressing su Conte: “Riapriamo il più possibile”

Rossi preme in vista dell'incontro col premier, il sindaco Nardella: “Pronti a riaperture”

Comune e Regione, rispettivamente con il sindaco Dario Nardella e con il presidente della Regione Enrico Rossi, sono in pressing sul presidente del consiglio Giuseppe Conte sui tempi delle prossime riaperture.

Rossi, assieme ai presidenti delle altre Regioni, 'incontrerà' Conte alle 18 di oggi, lunedì 11, in videoconferenza. Ci saranno anche i ministri della salute Speranza e degli affari regionali Boccia.

Il tema, ad una settimana dal via della fase 2 e con i numeri del contagio da coronavirus in costante diminuzione, sarà ovviamente quello delle prossime riaperture. Bar, ristoranti, parrucchieri, negozi.

Proprio per quanto riguarda i negozi, nei giorni scorsi Rossi, che sottolinea in ogni occasione i bassi numeri che si registrano in Toscana (ieri 29 nuovi casi e 5 morti e oggi 13 nuovi casi e 8 morti), aveva chiesto che potessero riaprire già oggi. Ma il via libera non è arrivato.

Del resto, ragiona il governo, ci vogliono almeno due settimane per valutare gli effetti delle prime riaperture sull'andamento del contagio e la fase 2 come detto è scattata solo il 4 maggio.

“Apprezzo le parole di Boccia sulle riaperture differenziate su base regionale. La Toscana in molti casi ha adottato misure anche più prudenziali di quelle nazionali pur avendo un quadro epidemiologico nettamente migliore rispetto ad altre Regioni e alle medie nazionali. Mi batterò perché sia riaperto in sicurezza il più largo numero possibile di attività”, dice Rossi.

Nardella, intervenendo a Un Giorno da Pecora su Rai Radio 1, è sulla stessa linea. “Siamo pronti a riaprire, abbiamo pronti tutti i protocolli. Per i parrucchieri? Dipende dal governo ma forse si possono aprire prima. Stiamo organizzando orari di ingresso sfalsati per le fabbriche ma anche per negozi e centri commerciali per evitare la ressa”, torna a dire il sindaco.

In attesa delle decisioni del governo, interviene anche la Cgil di Firenze, che chiede di dare aiuti economici solo alle aziende e alle attività economiche che garantiscano misure di sicurezza e che utilizzano lavorato con contratto e non in nero.

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Per quanto riguarda bar e ristoranti, scrive il sindacato in una nota “non siamo contrari a forme di sostegno. Qualsivoglia aiuto pubblico deve però essere rivolto ad attività che dimostrino di utilizzare lavoratori regolarmente assunti e con protocolli certi per tutelare salute e sicurezza dei dipendenti”.

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