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Coronavirus, torna la paura negli ospedali: "E' come un mostro"

Su Facebook l'accorata testimonianza di una tirocinante di infermieristica. "Non possiamo rimanere passivi"

"Da quando ci è arrivata notizia che il reparto sarebbe stato prossimo alla chiusura ho percepito negli occhi delle mie colleghe una sensazione orrenda, come se un mostro le assalisse lentamente". L'aggravarsi della situazioni contagi inizia a spaventare negli ospedali. Le prime vittime sono gli operatori sanitari della "prima linea", quelli che abbiamo ringraziato come "eroi" da marzo scorso, ma che oggi sono chiamati di nuovo in trincea.

A raccontare tramite il suo profilo Facebook il clima che si vive è Rebecca Calamai, di Sesto Fiorentino, tirocinante del corso di laurea in Infermieristica che nei giorni scorsi ha svolto il suo ultimo turno nel reparto che gli era stato assegnato.

"Purtroppo, oggi, mi ritrovo a fare il mio ultimo turno nel reparto che mi era stato assegnato perché, già un mese fa (dopo sei mesi dalla prima ondata del virus) è stato organizzato per la famosa seconda ondata", scrive. "La situazione non è per nulla semplice sia mentalmente che fisicamente. - spiega - Moralmente non ve la saprei descrivere, ma mi basta vedere come reagiscono i miei colleghi alla parola Covid”.

"Ci hanno fatto vedere foto, raccontato tante volte le esperienze durante il culmine dei contagi a marzo. - aggiunge - I solchi nella faccia, dovuti alla mascherina, sono difficili da scordare. Non avevo mai visto il terrore negli occhi di persone che hanno vissuto il Covid da vicino, come i miei colleghi, e che sono in qualche modo pronti, perché lo devono essere, ad affrontare una nuova ondata".

"Chi parla di eroi, - sottolinea - non conosce realmente il ruolo che gli infermieri hanno nella vita delle persone che si prendono a carico, e che nel bene o nel male le accompagnano alla fine di un percorso. Come scrissi tempo fa 'l’infermiere non è solo aghi e siringhe, ma è essere sempre pronti a sostenere e coccolare i propri pazienti'. E' il sorriso e il 'Grazie' delle persone che ci fa andare avanti e che ci fa prendere con amore quello che facciamo".

"Non riesco ad accettare tutta questa situazione, - prosegue Rebecca - soprattutto nei confronti di persone che hanno bisogno di cure, perché il Covid porta via mani preziose a persone che hanno bisogno di assistenza continua o che hanno bisogno di interventi. Le persone sono state menefreghiste e irresponsabili, non hanno saputo tenere la mascherina evitando gli assembramenti. Ma non voglio fare la morale, forse non è altro che l’ennesima dimostrazione dell’individualismo che corrode la nostra società".

E poi si lancia in una esortazione: "Non possiamo rimanere passivi di fronte a una situazione del genere, dove qualcuno ancora non capisce che questo virus esiste e che se non ci proteggiamo, in qualche modo ci colpirà. - scrive - Domani potrebbe essere troppo tardi e l’intero sistema sanitario potrebbe bloccarsi. Non possiamo permettercelo e dobbiamo reagire. Gli esami di screening devono andare avanti, le persone che necessitano di cure periodiche devono poterlo fare in tutta sicurezza e tranquillità, chi deve essere operato non può aspettare mesi, perché il cancro non lo fermi con uno schiocco di dita".

"Il fattore tempo - conclude - è molto importante, e purtroppo quello che ci è stato rubato dal lockdown non ci verrà mai reso. Il tempo perso e gli abbracci mancati di parenti ed amici, non torneranno mai indietro. Ma ricordiamoci che il tempo non si ferma per chi ha una lancetta biologica che segna il tempo che manca alla fine della corsa. Ci vorrebbe più responsabilità e consapevolezza, e spero che tutto questo in qualche modo riesca ad arrivare a tutti voi".

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