Coronavirus: la cooperativa si reinventa l'assistenza a bambini e ragazzi disabili

“Nonostante i dubbi iniziali registriamo i primi risultati positivi”

In favore dei bambini affetti da autismo nuova routine a casa, riunioni da remoto per sostenere i genitori insieme a neuropsichiatri, terapisti ed educatori, ma anche giochi da fare in gruppo online e poi aggiornamenti tramite mail per comunicare progressi e criticità.  Il lavoro di assistenza della cooperativa Giocolare, aderente al consorzio Co&So, non si ferma in tempi di emergenza legata alla diffusione del Coronavirus e mette in campo modalità diverse per non far mancare  il supporto alle famiglie di 50 bambini e ragazzi che abitano nella zona di Bagno a Ripoli, Valdisieve e Valdarno.

L’équipe di riferimento di ogni bambino porta avanti un lavoro di coordinamento condividendo le stesse modalità di lavoro, ognuno con le proprie specifiche attività. Va avanti così l’educazione scolastica, legata alla didattica e affiancata da laboratori ricreativi, mentre i terapisti dell’ Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia Adolescenza sud est coordinati dalla dirigente Alba Murano, si occupano delle attività ludico-riabilitative, della creazione di supporti visivi e comunicativi, delle strategie di gestione dei comportamenti più problematici, della distribuzione di un manuale di supporto creato ad hoc per i genitori.

“Siamo partiti dalla proposta di una routine strutturata in cui venissero definiti i vari momenti da dedicare alle attività, ai pasti, ai tempi liberi, al sonno - spiega Giulia Lupo, referente dell’Area Disabilità Infanzia - Adolescenza della Cooperativa Giocolare - Tramite le riunioni da remoto abbiamo condiviso gli obiettivi da portare avanti con la famiglia e il bambino in questo periodo. Abbiamo creato un calendario delle chiamate che i genitori possono fare con le varie figure coinvolte, in modo che ogni giorno la famiglia riceva almeno una chiamata. Infine c’è l’aggiornamento tramite mail di come è andata la chiamata, delle criticità emerse e del coinvolgimento delle varie figure per il supporto specifico in base a ciò che emerge”.

Anche gli adolescenti con disabilità (che hanno dai 12 ai 18 anni) continuano ad essere seguiti tramite incontri in videochiamata concordati con la famiglia. “Durante questi incontri si monitora anche per loro la routine - spiega Giulia Lupo -  soprattutto si presta attenzione alla gestione delle attività scolastiche da casa, all’organizzazione dei compiti assegnati, al tempo libero e si strutturano attività in continuità con i progetti avviati come ad esempio il lavoro sulle regole sociali legate agli ambienti o all’utilizzo dell’autobus insegnando a utilizzare app che potrebbero essere utili in futuro (da Google maps all’app di Ataf). Senza mai tralasciare di monitorare lo stato emotivo di ognuno dei ragazzi”. 

Con alcuni ragazzini sono stati organizzati incontri in piccoli gruppi per portare avanti diverse attività che possono essere legate agli obiettivi dell’autonomia, alla creazione di storie sociali, o possono essere anche proposte di giochi da fare con gli strumenti online per trascorrere insieme il tempo, imparare cose nuove, relazionarsi agli altri. Ogni settimana gli operatori inoltre discutono dei progressi di ogni ragazzo con la famiglia.  Conclude Giulia Lupo: “Questa emergenza sta rivoluzionando le nostre modalità di lavoro, ma nell’ottica di vedere le cose sotto una lente positiva, posso dire che stiamo scoprendo nuove forme di fare educazione, una nuova modalità di approccio ai bambini e alla famiglie che nonostante i molti dubbi iniziali sta dando risultati molto positivi”.

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