Fase 2, l'allarme di Confcommercio: "7.000 imprese e 22.000 posti di lavoro a rischio nel terziario"

Il sindaco Nardella al Caffè Gilli si schiera con i rappresentanti del commercio che oggi hanno protestato contro il Governo. Poi in radio: "Governo valuti riapertura anticipata di mercati, bar e ristoranti all'aperto"

Il sindaco all'incontro da Gilli credits Fulvio Carpentieri

L'emergenza economica causata dal Coronavirus mette a rischio 7.000 imprese del terziario a Firenze e provincia,  3 miliardi di eur di valore aggiunto e 22.000 posti di lavoro. E' quanto emerge da un'indagine Confcommercio-Format Research.

Anche per questo, si è rivelata un successo la mobilitazione che ha visto negozi, bar e ristoranti di Firenze e provincia aperti dalle 10.30 alle 13 di oggi, lunedì 4 maggio. 

Serrande alzate, porte aperte, luci accese: pur senza far entrare i propri clienti, gli imprenditori del terziario hanno voluto sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla necessità stringente di ripartire, così come è stato concesso ad altri settori economici, e su quella di misure concrete di sostegno al settore (come contributi a fondo perduto, moratoria fiscale, aiuti per pagare affitti e bollette) per evitare la catastrofe.

Sono infatti 35mila in provincia di Firenze le imprese del terziario ferme per il “lockdown”, che hanno visto i propri ricavi completamente azzerati – o quasi – e che ora, col protrarsi dell’emergenza sanitaria, si sentono ogni giorno di più a rischio sopravvivenza.

La mobilitazione ha avuto il suo clou di fronte al Caffè Gilli in piazza della Repubblica. Ad aprire gli interventi, il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni con il presidente della Confcommercio fiorentina Aldo Cursano.

Presenti anche il sindaco Dario Nardella e il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi, che hanno sposato le ragioni della protesta schierandosi a fianco dei commercianti e manifestando l’impegno per accogliere le loro richieste.

Sono intervenuti inoltre il presidente dell’Associazione Ristoratori Fiorentini Marco Stabile, gli imprenditori Francesco Sanapo e Marco Valenza a nome dei colleghi delle caffetterie, il presidente provinciale Silb (Sindacato Italiano Locali da Ballo) Riccardo Tarantoli e per il commercio su area pubblica Tatiana di Mambro, vicepresidente provinciale di Fiva Confcommercio.

“La crisi economica nata dall’emergenza sanitaria è più dura di quelle del 2008 e nel 2011. Ci sono settori che, come il turismo, hanno azzerato il loro apporto alla ricchezza regionale e il contraccolpo sarà durissimo - commenta la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini - per questo oggi abbiamo dato voce a quella parte del terziario che è stata esclusa dalla ripartenza". 

“C’è tanta voglia di ripartenza - sottolinea il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni - oltre due mesi di inattività hanno minato duramente gli equilibri economici delle nostre aziende. Oggi ci siamo mobilitati perché non c’è motivo di tenere altre due settimane ferme alcune attività, mentre altre già sono ripartite. Perché una profumeria o un ferramenta possono lavorare ed un negozio di casalinghi, per esempio, no? Crediamo sia più pericoloso mettere insieme decine di centinaia di operai nelle fabbriche che non autorizzare ad entrare nei nostri negozi, un cliente alla volta, rispettando tutte le misure di prevenzione. Non vorrei che qualcuno avesse già decretato la morte di decine di migliaia di imprese commerciali, che rappresentano la spina dorsale di un modello sociale italiano, che ci distingue dagli altri. Non vogliamo diventare un Paese che vive di Amazon, commercio elettronico e delivery”.

 “Per i ristoranti e pubblici esercizi in genere è più importante il “come” riaprire, rispetto al “quando””, aggiunge il presidente della Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio Aldo Cursano, presidente della Confcommercio fiorentina, “se dovessimo riaprire con gli stessi costi di prima, e gli incassi più che dimezzati dalle misure di prevenzione e dalla paura del virus, sarebbe un bagno di sangue”, spiega. “Vogliamo ripartire presto, ma servono misure di sostegno importanti. Per questo abbiamo chiesto spazi pubblici gratuiti nei quali distanziare meglio i nostri tavolini e mantenere gli stessi coperti di prima, sgravi sulle locazioni, la deducibilità fiscale delle spese di ristorazione e la riduzione dell’Iva, e soprattutto la decontribuzione delle spese del personale”.

 Alla mobilitazione hanno partecipato anche le rappresentanze degli ambulanti, riunite di fronte allo storico mercato fiorentino di Sant’Ambrogio. “Siamo gli invisibili del commercio”, denunciano dalla Fiva (Federazione Italiana Venditori Ambulanti)-Confcommercio, “un negozio chiuso si nota, ma dei nostri banchi non resta traccia. Qualcuno di noi ha dovuto sospendere il lavoro addirittura dalla fine di febbraio e ancora molti mercati sono sospesi anche per la parte alimentare. Le nostre sono molto spesso imprese familiari, non abbastanza strutturate per resistere a questi mesi di mancati incassi. Abbiamo bisogno di sostegni concreti, come l’esonero da Cosap e Tari e liquidità a fondo perduto, ma soprattutto vogliamo tornare a fare i mercati all’aperto, che hanno tutti i requisiti per poter diventare luoghi sicuri per la spesa”.  

E proprio sulla situazione degli ambulanti e dei mercati all'aperto è intervenuto il sindaco Dario Nardella che a "Un gorno da pecora" su Rai Radio 1 ha detto: “La situazione del contagio all'aperto è molto più gestibile rispetto al chiuso, e i protocolli dovrebbero esser diversi. Perché i mercati ambulanti di generi vari non possono riaprire? E perché un'attività commerciale o di somministrazione, all'aperto, non dovrebbe esser anticipata rispetto a quelle al chiuso? Non si possono trattare tutte le attività allo stesso modo. Troverei ragionevole anticipare l'apertura di mercati di generi vari e anche di bar e ristoranti che possono usare il suolo pubblico, ne parlerò con il ministro Patuanelli”.

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