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Coronavirus, il sindacato di polizia penitenziaria: "Situazione pericolosa, bloccare contatti con l'esterno"

I detenuti: "Preferiamo rinunciare ai colloqui". E chiedono mascherine per sé e per gli agenti

“Ascoltateci o vi riterremo tutti responsabili di quanto potrà accedere per il coronavirus nelle carceri”. È l'appello lanciato dal segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo ai Ministri della Salute Roberto Speranza e della Giustizia Alfonso Bonafede, ai provveditorati regionali dell'amministrazione penitenziaria e ai prefetti di Firenze, Torino, Milano, Padova, Bologna, nonché ai presidenti delle regioni coinvolte.

“Sono i detenuti, già da qualche giorno, a dimostrare buonsenso chiedendo, sempre più numerosi, di rinunciare ai colloqui con i familiari che invece si continuano a tenere come se niente fosse accaduto fuori degli istituti penitenziari – spiega Di Giacomo - gli stessi detenuti chiedono agli agenti di indossare le mascherine per evitare una eventuale trasmissione del virus dell’esterno”.

“Ad oggi nessuna mascherina è disponibile per la polizia penitenziaria né tanto meno termometri laser. La sottovalutazione – dice ancora il segretario del sindacato – è ancora più grave e ingiustificata tenuto conto che un detenuto su due è malato con patologie che ne fanno un rischio per sé e per gli altri e che ci sono migliaia di detenuti con più di 70 anni”.

“Per noi – ribadisce Di Giacomo - l'unica forma di prevenzione possibile nelle carceri è bloccare ogni contatto con l'esterno; la nostra non è solo una convinzione di buon senso ma anche scientifica confermata da tutti i medici a cui ci siamo rivolti, insieme ad una campagna di vera prevenzione e di comunicazione che coinvolga prima di tutto il personale in servizio che è invece abbandonato a sé stesso nel gestire la situazione”.

Se invece qualcuno pensasse ad istituire una sorta di spazio isolamento per eventuali casi coronavirus – conclude Di Giacomo – farebbe bene a toglierselo dalla testa perché non solo scongiurerebbe la diffusione del virus ma determinerebbe una situazione di panico tra i detenuti del tutto incontrollabile rispetto alla quale non resterebbe che evacuare il carcere con tutto ciò che comporta”.

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