Cronaca Via Torcicoda

Isolotto, sfida la crisi e apre attività di calzolaio: “Era il momento di provarci”

La sfida di Rosales: “Durante la pandemia il fenomeno dell'usa e getta si è attenuato, si torna a dare valore alle cose e a ripararle”

Il fatto che apra un'attività artigianale è sempre una bella notizia. Che succeda in tempi di pandemia e crisi economica lo è ancora di più. Ad alzare il bandone, in questo caso, ci è riuscito Rosales, 27enne, originario di Lima e in Italia da quattro anni.

“Sono venuto per la prima volta sette anni fa, in vacanza. Poi la mia famiglia si è trasferita a Firenze e in seguito li ho raggiunti”, spiega il giovane dal suo nuovo laboratorio di calzolaio, aperto appena tre giorni fa all'Isolotto, in via Torcicoda, al 7 rosso.

“In Perù mio padre lavorava nella produzione di scarpe e prodotti in pelle. Arrivato qui ha aperto un'attività di calzolaio a Fiesole. Io ho imparato con lui il mestiere e poi ho iniziato a cercare di mettermi in proprio”, prosegue il 27enne, che in Sud America studiava ingegneria industriale ed ora è iscritto al primo anno di Economia all'ateneo fiorentino.

Aprire non è stata una passeggiata. “Abito nel quartiere delle Cure ma qui, all'Isolotto, ho trovato il posto ideale. Prima mi sono rivolto alle agenzie per trovare un locale in affitto ma i prezzi erano alti. Così ho perlustrato il quartiere a piedi fino a notare un piccolo cartello scolorito. Ho chiamato ed eccomi qua”.

Quel cartello era appeso da oltre due anni, da quando il vecchio elettricista, Franco, aveva chiuso bottega lasciando sfitto lo spazio, senza trovare nessuno disposto a rilevare l'attività. Il proprietario non sperava quasi più di riaffittarlo. “Mi ha fatto un prezzo molto più basso rispetto alle agenzie”, confida Rosales.

Il laboratorio ha ancora bisogno di ritocchi. “E' un po' spoglio ma lo abbellirò, voglio appendere qualche quadro. L'importante per il momento era aprire e partire”, prosegue entusiasta il nuovo giovane calzolaio.

I primi clienti sono già arrivati. "Io sono innamorato di questo mestiere, anche perché non condivido la filosofia dell'usa e getta. Meglio acquistare prodotti di qualità che poi si possono riparare o rimettere a nuovo”.

Ovviamente scarpe, ma anche cinture, coprisella di motorino da cambiare, lavori su borse e sostituzioni di fodere interne. Tutto in pelle. “Durante la pandemia l'uso di riparare è aumentato. Per questo ho deciso che era il momento giusto per provarci e spero - conclude il giovane -, di poter anch'io un giorno insegnare e trasmettere questo lavoro ad altri”. Una bella sfida, soprattutto di questi tempi.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Isolotto, sfida la crisi e apre attività di calzolaio: “Era il momento di provarci”

FirenzeToday è in caricamento