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Centro deserto, è "coprifuoco notturno": anche i negozi pensano di chiudere alle 18

Con la serrata della ristorazione si svuota anche lo shopping. "La gente compra, ma solo di giorno. Pagare gli affitti è dura"

Il coprifuoco? Per i negozi di abbigliamento, di fatto, c'è già da due settimane. Ed inizia alle 18. Perché senza bar, ristoranti, gelaterie, manca l'occasione per stare fuori, magari dopo il lavoro. La gente torna a casa, luogo dove si sente più al sicuro. E ci rimane. A farne le spese, così, sono i negozi, soprattutto del centro storico, che dopo un certo orario restano deserti.

Il bilancio è quello delle prime due settimane con la serrata serale per le attività di somministrazione. Il coprifuoco entrato in vigore in questi giorni, per il commercio, cambia poco. A patto che la Toscana non retroceda rispetto alla "zona gialla" attribuita (almeno per adesso) dal governo.

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Quello che conta, per i negozi, sono le vendite. "In generale teniamo, la gente continua ad acquistare quasi come faceva prima, pur in un periodo non roseo per l'economia", sottolinea il responsabile di un negozio di abbigliamento in pieno centro. Alternative non ce ne sono, specie nelle zone dove gli affitti si pagano a peso d'oro, con i colossi internazionali sempre pronti a fare da avvoltoi. Solo che lo spopolamento delle vie con l'approssimarsi delle 18, incide pesantemente, restringendo di fatto l'orario anche per i commercianti, oltre che per la ristorazione.

"Dopo le 17 questa settimana abbiamo fatto due vendite", dice il gestore di un negozio di scarpe nel cuore della città. E così c'è chi, specialmente in centro, sta pensando volontariamente di ridurre gli orari. Perché quelle due ore in più costano di personale e se non ci sono vendite perché buttarle via? Ragionamenti che non fanno una piega, per un imprenditore.

Potrebbe succedere già dalla prossima settimana ma si sa: l'incertezza in questa fase regna sovrana, il vero elemento che danneggia chi gestisce un'attività.

A confermare il difficile momento per il comparto moda sono i dati diffusi da Cna: a tirare giù i numeri sono soprattutto il tessile e la pelletteria. Che nel complesso porteranno il comparto fashion a perdite di fatturato fra il 35% e il 60% nel 2020, che arriveranno fino al 70% con la primavera-estate 2021.

“Stiamo parlando di 4 stagioni, che significano due anni di investimenti senza ritorno – spiega Marco Landi, fiorentino e Presidente Nazionale CNA Federmoda - Le varie misure fin qui introdotte per supportare i diversi settori produttivi non hanno dedicato la dovuta attenzione a questo comparto. E' necessario adottare fin da subito una strategia della resistenza per preservare il settore, garantendo una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi a partire da gennaio 2021 e l’adozione degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021”.

Il comparto, neanche a dirlo, chiede anche la riduzione del cuneo fiscale, magari con agevolazioni sul Made in Italy. Si rivolgono al governo ma anche alle istituzioni locali. Salvare il salvabile, è la parola d'ordine.

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