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Contrabbando di orologi di lusso: sequestri per un milione di euro, tre misure cautelari

Gli orologi uscivano dall’Italia senza il pagamento dell’Iva per poi rientrare  poco dopo

Rolex, Patek Philippe, Omega e Audemars Piguet sono alcuni dei marchi degli orologi di lusso venduti a committenti e personaggi in vista da tre italiani, tra i 40 e 55 anni, noti nel settore dell’orologeria di pregio, che operavano sia in fiere di settore (anche prestigiose come in Germania e America) sia su commissione per pezzi rari ed esclusivi. 

Gli orologi di lusso, considerati spesso un bene rifugio, sarebbero però stati venduti eludendo le imposte. Questo ha comportato la misura cautelare dell’obbligo di dimora e la presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti dei tre per l'ipotesi di associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata al contrabbando. 

La misura, emessa dal gip Angela Fantechi, su richiesta del sostituto procuratore Christine Von Borries, si è concretizzata dopo le rilevanze investigative evidenziata da un’indagine degli uomini della guardia di finanza, diretti dal colonnello Dario Sopranzetti, e dal personale dell’agenzia delle dogane dell’aeroporto Amerigo Vespucci.   

L’indagine è durata circa due anni ed è nata dopo il rinvenimento nello scalo fiorentino di due orologi di valore - non dichiarati -  trovati tra gli effetti personali di un italiano in partenza per gli Stati Uniti. Dagli accertamenti svolti, gli orologi risultavano essere già stati ceduti a una società di Hong Kong, su cui non veniva pagata l’IVA in quanto diretti all’esportazione. 

Dallo sviluppo dell’indagine è emerso che le tre società di Hong Kong, riconducibili al cittadino fermato all’aeroporto e agli altri due soggetti interessati dalle misure, negli ultimi sei anni avevano acquistato orologi per un valore di oltre 50 milioni di euro da diversi negozi situati in più province italiane, soprattutto Centro Nord, ceduti poi sul territorio nazionale, in alcuni casi a seguito di rilevanti pagamenti in contanti. 

L’attività, che il giudice ha definito esser stata svolta “in modo professionale con organizzazione di mezzi e conoscenze”, ha visto effettivamente il transito della merce in un punto franco a Ginevra, dove un collaboratore di una ditta di spedizioni restituiva gli orologi ai componenti dell’associazione mentre le scatole proseguivano vuote il loro viaggio verso la Cina, per poi rientrare in un secondo momento in Italia. Gli orologi intanto rientravano in Italia dal Brennero e venivano consegnati ai clienti. Tra questi anche personaggi facoltosi. Infatti sono stati trovati anche “pezzi” del valore pari a cinquantamila euro con punte di centotrentamila. 

Nel corso delle indagini sono state effettuate più perquisizioni a seguito delle quali sono stati sequestrati 101 orologi di pregio per l’ipotesi di contrabbando - per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro - e sono state contestate una ventina di violazioni alla normativa per pagamenti in contanti sopra la soglia della normativa antiriciclaggio, con multe che oltrepassano gli 800mila euro.

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