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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca Novoli / Piazza Dalmazia

Agguato di piazza Dalmazia, corone e mazzi di fiori per ricordare Modou Samb e Diop Mor | FOTO

Papa Diaw "Dopo la strage del 13 dicembre 2011 ci aspettavamo provvedimenti, istituzionali di livello nazionale e locale contro il razzismo che però non sono mai arrivati"

Sono passati due anni dall'uccisione dei due senegalesi in Piazza Dalmazia, il 13 dicembre 2011, e stamani c'è stata la commemorazione.

“Dopo la strage del 13 dicembre 2011 ci aspettavamo provvedimenti, istituzionali – ha commentato Papa Diaw, portavoce della comunità senegalesi fiorentini - di livello nazionale e locale contro il razzismo che però non sono mai arrivati. E Casa Pound è ancora libera di volantinare per le strade senza che nessuno faccia nulla''.  L'uccisione di Modou Samb e Diop Mor fu ad opera di un estremista di destra: Gianluca Casseri, simpatizzante di CasaPound.

Questa mattina sul luogo dell'assassinio c'è una targa che ricorda le vittime sotto cui sono stati deposti una corona e numerosi mazzi di fiori dalle decine di persone che sono venute per ricordare questo terribile evento, che scosse profondamente il capoluogo fiorentino.

Oltre ai due senegalesi uccisi, altri tre connazionali furono feriti da Casseri: Mbengue Cheikh, Sougou Mor e Moustapha Dieng. Quest'ultimo, rimasto paralizzato, vive in un centro per disabili. ''Quasi nessuno va a trovarlo, questa strage sta per essere dimenticata - ha continuato Diaw - perchè ciò non avvenga serve un impegno quotidiano, non basta venire qui una volta l'anno a fare passerella il giorno dell'anniversario''.

Un riferimento polemico che come poi ha spiegato il portavoce della comunità senegalese era indirizzato ai rappresentanti del Consiglio comunale, che durante la mattina hanno organizzato un'autonoma iniziativa per ricordare le vittime. In questo triste giorno, i colori politici sono stati lasciati fuori, tanto che alla commemorazione hanno partecipato sia esponenti di maggioranza che di opposizione.

MINISTRO - Poi alle 15, nella sede della Giunta regionale in piazza Duomo un convegno al quale oltre alle massime autorità regionali, provinciali e fiorentine ha partecipato anche l'ambasciatrice del Senegal Seynabou Badiane. “La lotta al razzismo - ha detto - la stiamo facendo insieme alla comunità italiana, alle istituzioni italiane non da soli: per questo ringraziamo l'Italia, che è un paese di accoglienza in cui ci sono tanti senegalesi. Oggi siamo qui per ricordare quello che è successo due anni fa - ha concluso l'ambasciatrice - un gesto isolato, fatto da una persona mossa da sentimenti razzisti. Sentimenti che tutti che abbiamo il dovere di combattere ad ogni costo".

Verso le 16 è arrivato anche il ministro Cecile Kyenge che è stata presa d'assalto dai giornalisti appostati fuori da Palazzo Strozzi Sacrati.

“Oggi è una giornata particolare per Firenze – spiega il Ministro Kyenge – perchè come sapete il 13 dicembre di due anni fa è successo questo tragico episodio, per cui credo, questa sia anche una giornata contro la discriminazione e contro il razzismo. E' una giornata triste, ma anche una giornata in cui si può partire forti con i valori che sono fondanti per l'Italia”. Il ministro incalzato dai giornalisti ha risposto anche alle domande sulla raccolta di firme dell'Anpi per chiudere Casa Pound. “E' un'iniziativa personale per cui non ritengo di poter commentare” ha detto il ministro.

Molte anche le domande sulle famiglie rimaste in Congo per adottare dei bambini “questa mattina – spiega il ministro Kyenge - ho risposto ad una interpellanza in Parlamento in cui ho fatto chiarezza e luce sulla situazione dei bambini e delle famiglie in Congo. Io vorrei ribadire anche la mia posizione, prima di illustrare brevemente quale è la situazione. Le attività di adozione internazionale si devono attenere unicamente alle attività umanitarie nel beneficio dei bambini e nel rispetto dei loro diritti fondamentali. Detto questo noi siamo a disposizione per cercare di dare una soluzione a questo disagio per quanto riguarda le famiglie e per farle tornare il più presto possibile”.

"Bisogna cambiare queste norme - ha commentato il presidente della giunta regionale Enrico Rossi ai giornalisti al margine del convegno - per concedere questo diritto a tutti quei ragazzi che sono nati in Italia o sono venuti qua in tenera età: è scandaloso che con l'attuale legge occorra aspettare il compimento dei 18 anni per avviare le procedure necessarie a formulare la richiesta della cittadinanza italiana, con passaggi burocratici che in passato potevano durare all'infinito e che oggi restano comunque troppo lunghi".

Per il presidente Rossi "vanno cambiate anche le norme per la concessione della cittadinanza a chi lavora qua, oggi é previsto che questo si possa richiedere dopo 10 anni ma per via di cavilli burocratici spesso tocca ripartire da capo. Senza modificare queste regole l'immigrato resta in un limbo e così si perdono energie".

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