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Il caso / Centro Storico

Schermi spenti: il centro di Firenze (quasi) senza cinema

Sale sparite, per diversi immobili il futuro è ancora un punto interrogativo

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Dalla “A” di Ariston alla “V” di Variety, la lista dei cinema che negli anni hanno abbassato il bandone a Firenze è lunghissima. E se per alcuni, come nei due sopracitati c’è stata una nuova vita (il primo dopo un passaggio a sala bingo e un abbandono ultradecennale si è trasformato in museo del treno in miniatura, il secondo, con meno fantasia, in un supermercato) altri, specialmente in centro, sono ancora degli scatoloni vuoti. E il futuro, a distanza di anni, è un gigantesco punto interrogativo, anche per la pandemia che ha rallentato o bloccato diverse operazioni date ormai per fatte. Anche se la morìa parte da lontano e il Covid non c’entra niente.

Limitandoci al centro storico c’è chi si è “riciclato” in supermercato (curiosamente i due cinema a luci rosse, Arlecchino in via de’ Bardi e l’Italia in largo Alinari), chi in albergo (parte dell’ex Apollo in via Nazionale), mentre il Gambrinus sotto i portici di via Brunelleschi ha lasciato il posto da oltre un decennio all’Hard Rock Cafè. Il vicino Edison così come l’Excelsior di via Cerretani ospitano altrettante librerie; sempre in via Cerretani l’ex Astra è la “casa” dell’Auditorium al Duomo, il Capitol alla loggia del Grano da poco più di un anno è la nuova sede di Coin che si è spostata da via Calzaiuoli. E oggi in centro resistono solo due cinema, La Compagnia e la Giunti-Odeon, dove però le proiezioni rappresentano una parte residuale delle attività. 

Eolo - Borgo San Frediano

In Oltrarno c’è il caso del cinema Eolo, che faceva parte della catena Cecchi Gori, diventato per pochissimo tempo una sala bingo dopo il fallimento della società dell’ex patron viola e chiuso da decenni. Acquistato dal Gruppo Ad Casa, doveva ospitare un supermercato, almeno in una parte dei locali. Poi il cambio di rotta. In Borgo San Frediano nascerà un hotel di quattro piani con 35 camere di design, ristorante e spa sul tetto. Al momento però ci sono solo i pannelli di legno a murare l’ingresso, mentre il cartellone con le indicazioni relative al progetto è diventato illeggibile. “Abbiamo delle trattative in corso - dicono dalla proprietà - Quando chiuderemo sarà poi possibile partire con i lavori. Non prima, visto che saranno fatti su misura secondo le indicazioni del gestore. L’obiettivo è poter avviare il cantiere entro fine 2024-inizio 2025 per poi aprire nel 2027, perché si tratta comunque di un intervento importante”.

Fulgor via Finiguerra

Nella zona della stazione continua a far discutere il Fulgor di via Maso Finiguerra, anche per la tenacia del comitato dei residenti che non si rassegnano a convivere con quel buco nero, né, nella migliore delle ipotesi, all’ennesimo spazio a uso e consumo dei turisti, quando tra due anni scadrà il vincolo per la destinazione d’uso che prevede il mantenimento a cinema del 60% della superficie. Nelle scorse settimane è stata lanciata anche una petizione per “riaccendere la luce” del cinema, chiuso dal 2016 con scarsa fortuna. Nelle intenzioni della proprietà il restyling avrebbe dovuto comportare il mantenimento di tre sale su cinque e un complesso unico con l’albergo accanto. Tutto è saltato con i problemi giudiziari e il fallimento della società, la Eleven Finance che fa capo all’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero.

Spazio uno via del Sole

Sempre a ridosso di Santa Maria Novella, lo Spazio Uno è stato l’ultimo in ordine di tempo a chiudere il cancello. Non per propria volontà e comunque dovrebbe trattarsi di uno stop temporaneo, almeno fino al 2025. La sala-cinema traslocherà al piano terra dell’edificio di via del Sole (anche qua l’àncora di salvezza è il vincolo di destinazione d’uso), il resto sarà trasformato in residenziale, con la realizzazione di appartamenti. Nei mesi antecedenti la chiusura i gestori avevano anche tentato la carta del crowdfunding per provare ad acquistare l’immobile con l’ambizioso progetto di realizzare una ‘palazzina del cinema’ perché “stanchi della situazione di stallo”. Poi l’accelerata nel luglio 2023, con la demolizione della storica sala. Ma adesso è tutto fermo, di lavori neanche l’ombra. 

Ciak via Faenza

In San Lorenzo il Covid ha rallentato i piani per la rinascita del Ciak di via Faenza, chiuso dal 2007. L’immobile è stato acquistato dall’Istituto Lorenzo de’ Medici che ha sede proprio di fronte, per realizzare una struttura polivalente dedicata ad ‘alimentazione e cultura’, con sala cinematografica, laboratorio con corsi di cucina, conferenze e degustazioni. Lasciando quasi inalterato il nome, da Ciak a Ciac (Centro alimentazione immagine cultura). Alla presentazione del progetto, ormai cinque anni fa, c’erano (allora in perfetta sintonia) il sindaco Dario Nardella e l’ex assessora Cecilia Del Re, quando ancora andavano d’accordo. All’interno i lavori sono iniziati, però dalla proprietà, contattata per conoscere le tempistiche dell’intervento, non c’è stata alcuna risposta. 

Nazionale via Cimatori

Uno a fianco all’altro in via de’ Cimatori ci sono il Teatro Nazionale e il Supercinema. Il primo, dopo una chiusura lunga più di 30 anni, sarebbe dovuto diventare un grande centro benessere con piscina e saune (online si trova ancora il rendering del progetto); qua il vincolo è monumentale ma non di destinazione. Poi l’operazione è saltata e il Nazionale, dove nacque la maschera fiorentina Stenterello, è stato acquistato dall’archistar Marco Casamonti per farne uno spazio culturale. Il cantiere è aperto (qualche mese fa era salito agli onori della cronaca per una protesta degli operai) e coinvolge anche l’attiguo Supercinema, altra sala che intreccia i destini con il calcio, il proprietario è infatti il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

Supercinema via Cimatori

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