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Cronaca Centro Storico / Via Maso Finiguerra

Ancora una chiusura, addio ad un'altra attività: "Firenze? Città sempre più desertificata" / FOTO

Era una luogo di ritrovo per i residenti: ne sono rimasti pochi

Da qualche giorno un altro negozio di via Maso Finiguerra ha definitivamente abbassato il bandone. Questa volta è toccato a un bar, lo Sweet Caffè: il cartello, criptico ma non troppo, appeso a inizio marzo “Chiuso per ferie fino a… boh?!”, lasciava intuire che non ci sarebbe stato il lieto fine. E così è stato. Non un locale per turisti, magari qualcuno di passaggio col trolley in direzione Santa Maria Novella oppure Oltrarno, era invece diventato il punto di riferimento per i pochi anziani ancora residenti nella zona che si sedevano ai tavolini esterni per un Campari e una partita a tresette, scena abbastanza insolita per il centro di Firenze.

Una chiusura che sorprende fino a un certo punto: è l’ennesima attività di via Maso Finiguerra che salta e con ogni probabilità la pandemia è solo una delle concause, per una strada diventata irriconoscibile nel giro di breve tempo, con troppi spazi abbandonati, in un contrasto davvero stridente con la vicina Borgo Ognissanti. 

L’esempio più eclatante è naturalmente quello del cinema Fulgor, a cui (quasi) nessuno fa più caso. Chiuso da sette anni e con un destino sempre più incerto visti i guai giudiziari del proprietario, Giovanni Ferrero. L’immobile è vincolato ma i dubbi aumentano, di pari passo con il degrado. Nelle intenzioni dell’ex patron della Sampdoria avrebbe dovuto essere unito all’albergo dell’edificio accanto. Nel frattempo però anche l’Hotel Ognissanti si è arreso, con la pandemia a dare il colpo definitivo. Entrambi sono diventati rifugi di fortuna per senza tetto e valvola di sfogo per writers dal dubbio talento che hanno poi imbrattato i palazzi di fronte dove qualcuno, un mese fa, ha incendiato i portoni. 

Ma i casi di “abbandono” non finiscono qui: l’autonoleggio Maggiore ha preferito spostarsi giusto dietro l’angolo, in Borgo Ognissanti; all’ingresso della lavanderia a gettoni periodicamente compare il cartello “Cedesi attività” e lì vicino, dove adesso c’è un salone di manicure, in pochi anni anni si sono alternati con un turnover da mal di testa un minimarket etnico, supermarket, riparazione cellulari, affitto case di lusso, noleggio scooter. E ognuno ha avuto vita brevissima.

“La pandemia ha fatto da acceleratore di certi percorsi. Ma se oltre al commercio tradizionale iniziano ad ammainare bandiera anche i bar è un grande segnale d’allarme - commenta il presidente di Fipe Confcommercio Aldo Cursano -. Il bar da sempre rappresenta la ‘casa fuori casa’ degli italiani e dei fiorentini. Non perde solo il gestore che chiude, ma tutta la comunità perché viene a mancare un luogo di socialità e un presidio sul territorio. Senza servizi per i fiorentini rischiamo di trovarci una città desertificata e di fare la fine di Venezia. In Borgo Ognissanti, che è proprio lì accanto, gli amici commercianti l’hanno capito e fatto squadra; hanno compreso l’importanza del fidelizzare le persone, dello stare insieme e avere un rapporto con i residenti. L’offerta è rivolta a loro, poi capitano anche i turisti e ben vengano. Un po’ come in via Gioberti. E i risultati si vedono”.

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