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Cronaca

Chiude la libreria delle Murate: “Costi alti e degrado, siamo stati abbandonati”

Maxi debito, giù il bandone della Bookstore Nardini. Dall'amministratore delegato della casa editrice accuse a Palazzo Vecchio

“Noi andiamo via, certo, il Comune ha il diritto a riavere lo spazio. Ma l'amministrazione ammetta le proprie colpe, perché se chiudiamo è anche per loro inadempienze”.

Claudio Aita, amministratore delegato della casa editrice Nardini, non le manda a dire. La libreria omonima, 'Nardini Bookstore', aperta nel 2010 in via delle Vecchie Carceri, la strada che taglia in due il complesso delle Murate, chiuderà i battenti il prossimo 28 ottobre, dopo undici anni di “resistenza”, come anticipato ieri da Repubblica.

'Il Bookstore chiude, aiutateci a svuotarlo. Sconti dal 20 al 70 per cento', si legge sui cartelli affissi alle vetrate. Saldi di fine stagione che nascondono amarezza.

“All'inizio le cose andavano bene. Siamo stati pionieri, quando abbiamo preso in concessione il luogo (messo a bando da Palazzo Vecchio, ndr) non c'era nulla. Il Caffè Letterario ha aperto un anno dopo”, ricorda Aita, intento assieme al direttore Ennio Bazzoni a stare dietro alle scartoffie burocratiche e a preparare scatoloni.

“Qui doveva nascere un grande luogo di cultura e aggregazione. Al di là degli slogan, non è successo, siamo stati abbandonati”, prosegue Aita.

“Il riscaldamento, nonostante centinaia di euro di bolletta al mese e 750 di affitto, da anni non funziona. Ci siamo trovati a lavorare con 10 gradi, al freddo e all'umido, senza che il problema fosse mai risolto”.

E ancora: “L'illuminazione notturna sulla via è inesistente, non c'è segnaletica a indicare la libreria. Per non parlare dell'urinatoio a cielo aperto che è diventato l'angolo con via Ghibellina e lo spaccio. Tutto questo ha pesato molto”, le accuse rivolte all'amministrazione.

Non ha aiutato la chiusura al pubblico del Box Office, che ora vende on line con Ticket One. Aita e Bazzoni parlano anche di numerosi furti subiti nel corso degli anni.

“Una volta fummo pure rapinati. Erano due, uno teneva fermo il dipendente, che ancora potevamo permetterci, mentre l'altro prendeva l'incasso. Le due telecamere in strada non servirono: una era fuori uso e i filmati dell'altra andarono 'distrutti', ci dissero, perché l'addetto che se ne occupava era in ferie”.

Sugli scaffali si vedono libri di architettura, arte e restauro (materie sulle quali la Nardini è specializzata), ma anche narrativa, guide turistiche e classici. Tutto a prezzi ribassati.

“E' un peccato - sospira Aita -. Ci siamo fatti in quattro, lavorando in perdita. Abbiamo organizzato qualcosa come cinquecento eventi: presentazioni di libri, aperitivi, convegni, rassegne di film. Anche il 'Codice a sbarre', con 50 editori presenti. Sempre senza alcun aiuto”.

Fatto sta che per anni l'affitto a Palazzo Vecchio non è stato pagato. Con un debito accumulato che si aggirerebbe intorno ai 30mila euro. E così l'amministrazione ha proceduto allo 'sfratto'.

“Chiediamo - l'ultima richiesta all'amministrazione -, che il debito ci venga rateizzato. Altrimenti sarà una mazzata per l'intera casa editrice”. Vedremo come andrà. Alle pareti, tolti gli scaffali, muffa e infiltrazioni. Forse spariranno prima della prossima messa in concessione.

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