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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Guerra ai minimarket: nuove norme su vendita alcolici e obbligo prodotti locali

La giunta di Palazzo Vecchio approva un nuovo regolamento per gli esercizi commerciali del centro: obbligo di spazi minimi, bagni, vendita prodotti locali. Nardella: "Non è un danno al libero commercio"

Nuove misure per la tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico sono state presentate ieri dal sindaco Dario Nardella e dall'assessore allo sviluppo economico Giovanni Bettarini. Via libera della giunta alle proposte, ora all’esame del consiglio comunale.

Con le nuove norme aprire esercizi commerciali nel centro storico sarà diverso rispetto a quanto avviene nel resto della città. Per ridurre il numero degli esercizi commerciali che vendono alcol in centro si prevede infatti l’introduzione di una superficie minima 40 metri quadri per chi vende queste tipologie di prodotti e la disponibilità di un servizio igienico.

Gli esercenti che vogliono aprire in centro dovranno dichiarare preventivamente al Comune quali sono le misure che intendono mettere in campo per evitare assembramenti davanti al proprio esercizio e impegnarsi a commercializzare prodotti della tradizione locale. Entro 3 anni inoltre tutti gli esercizi dovranno adeguarsi a tali norme con l’eccezione di quelli storici e che offrono prodotti della tradizione locale. A ciò si aggiunge il divieto di aprire nuovi esercizi con slot machines.

Per i cosiddetti minimarket vengono definite delle norme di esercizio per ridurre l’esposizione dei prodotti alcolici venduti, migliorare l’offerta commerciale con prodotti freschi e la modalità di vendita (attenzione allo stoccaggio delle merci, no ai pannelli luminosi). Entro 3 mesi tutti gli esercizi di tale tipo dovranno adeguarsi. Infine viene data una definizione espclicita di ‘funzione di esercizio storico’, ossia una tutela specifica per le attività caratteristiche della tradizione locale.

"Siamo patrimonio mondiale dell’Unesco, non dobbiamo solo tutelare i palazzi ma anche salvaguardare il commercio tradizionale e le attività artigiane - dichiara Nardella -. Una scarsa attenzione al decoro è un danno non tanto al principio della liberalizzazione del commercio, ma al nostro patrimonio culturale".

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