Cavalli, confermato il trasferimento a Milano: 100 lavoratori dicono 'no'. La Regione: "Garanzie". Nardella: "Vergogna"

Oggi l'incontro con vertici societari, organizzazioni sindacali, Comune di Sesto e Rsu

"Una scelta che impoverisce il territorio, spostando fuori dalla Toscana un marchio storico e disperde un patrimonio di professionalità qualificate, cresciute in loco".

Così Regione e Comune di Sesto Fiorentino hanno commentato la decisione della Roberto Cavalli Spa che ha confermato la sua scelta di spostare a Milano il centro direzionale fino ad oggi ospitato all’Osmannoro, nel Comune di Sesto, alle porte di Firenze.

La scelta è stata confermata dai vertici dell’azienda oggi, lunedì 22 giugno, nel corso di un incontro convocato dal consigliere del presidente per il lavoro Gianfranco Simoncini e al quale hanno partecipato, in video conferenza, il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi, le organizzazioni sindacali e la Rsu, oltre si rappresentanti dell'azienda.   

Prendendo atto della decisione, Simoncini ha condiviso le preoccupazioni dei sindacati sul futuro della società che, dal momento che un centinaio di addetti ha deciso di non trasferirsi a Milano, perde un patrimonio importante di professionalità e competenze.  

"Su un totale di 170 dipendenti - ha infatti fatto sapere l'azienda - oltre cento lavoratori hanno dato la preadesione al piano sociale (licenziamento con corresponsione da 8 a 11 mensilità, a seconda dell’anzianità di servizio), oltre 50 invece si trasferiranno a Milano, secondo le condizioni previste dal contratto nazionale in questi casi".

Regione e Comune hanno preso atto anche dell’accordo stipulato fra sindacati e azienda per sostenere i lavoratori che hanno scelto di non trasferirsi.

Un accordo apprezzabile, ha sottolineato Simoncini, ma al quale dovrebbe ora seguite un confronto per supportare i disagi a cui andranno incontro anche i 54 lavoratori che dovranno spostarsi fuori regione.

Simoncini, nel corso dell’incontro di oggi, ha chiesto anche garanzie per quanto riguarda l’indotto sul territorio, ottenendo la conferma che i rapporti in atto resteranno in piedi.

Regione e Comune hanno poi auspicato che il sito produttivo di Osmannoro possa, dopo la cessazione dal primo di settembre della attività di Cavalli, tornare ad essere sede di attività produttive, manifestando la disponibilità a lavorare per favorire questa possibilità che potrebbe portare nuova occupazione.

“La sede fiorentina dell’azienda scompare, si perde un enorme patrimonio professionale e umano, oltre a una risorsa per il territorio - dicono ora Femca Cisl e Filctem Cgil Firenze -. Restiamo preoccupati sul futuro industriale del marchio e anche i lavoratori sembrano esserlo, visto che oltre 100 di loro hanno scelto di licenziarsi piuttosto che trasferirsi nella sede milanese".

"La decisione della nuova proprietà di Cavalli di chiudere tutto a Sesto Fiorentino e spostare l’intera produzione a Milano è una vergogna - tuona il sindaco di Firenze e della città metropolitana Dario Nardella - Chiederò domani stesso un incontro al governo per condividere azioni contro soggetti che, come ha detto il sindaco di Sesto, hanno un atteggiamento predatorio e, aggiungo strafottente verso lavoratori e istituzioni".

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Fondi finanziari come quello che ha acquistato Cavalli non meritano nessun aiuto, né economico, né istituzionale - prosegue Nardella - Mi auguro che tutte le persone di buona volontà vadano avanti ad oltranza per evitare che si consumi questo disastro che colpisce un territorio già sofferente a causa della crisi economica legata al covid19".

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