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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Campi Bisenzio

"Crostacei provano dolore": Cassazione condanna ristoratore fiorentino

Aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate: respinto il ricorso, esulta la Lav

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze.

“La decisione della Corte di Cassazione rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti – commenta in una nota la Lega anti vivisezione – le forze di polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto poiché questo tipo di esposizione degli animali, aldilà delle valutazioni etiche, ‘è incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze’. Una riflessione che anche i consumatori, auspichiamo, facciano propria adottando scelte conseguenti”.

La vicenda, fa sapere ancora la Lav, era scaturita da un esposto presentato nell’ottobre del 2012, che denunciava le condizioni di detenzione di alcuni crostacei. La condanna a carico del titolare del ristorante, emessa ad aprile 2014 dal Tribunale di Firenze ai sensi dell’art. 727 del Codice penale, e confermata ora dalla Corte di Cassazione, si fonda, spiega ancora la Lav, sul principio che "i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento. Pertanto la detenzione di tali animali vivi a temperature prossime allo zero e con le chele legate configura un reato".

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