Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Case popolari, stop al vincolo dei 5 anni di residenza: "Seguiamo l'orientamento della Corte Costituzionale"

L'alta Corte si era pronunciata sulle leggi di Lombardia e Abruzzo, la Regione: "Basterà la residenza nel Comune, mettiamo i Comuni nella condizione di poter emettere i bandi"

Foto d'archivio

Associazioni degli inquilini e sindacati lo chiedevano a gran voce da due settimane: "Stop al vincolo dei 5 anni di residenza per poter accedere alle case popolari, è incostituzionale". La richiesta arrivava alla luce delle sentenze della Corte Costituzionale su simili requisiti che si trovavano nelle leggi regionali - che hanno competenza in materia di edilizia residenziale pubblica - di Lombardia ed Abruzzo.

In entrambi i casi l'alta Corte dichiarava "l’illegittimità di quella parte della legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica che fissa il requisito temporale della residenza ultra quinquennale come condizione" per accedere all’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica o per avere comunque un punteggio maggiore. Da qui la richiesta di sindacati e associazioni di modificare la legge toscana, che pure prevede il requisito dei 5 anni di residenza.

Approvando oggi una proposta di legge presentata dal presidente della Regione Eugenio Giani e dall'assessora alla casa Serena Spinelli, la giunta ha dunque inviato al consiglio regionale, per l'esame e l'approvazione, una modifica alla legge regionale toscana in materia di edilizia residenziale pubblica, come riporta l'agenzia Askanews.

Riguarda l'articolo che appunto impone l'obbligo di risiedere, o di svolgere la principale attività lavorativa in Toscana, da almeno cinque anni per poter presentare la domanda di assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. La proposta di modifica, che prevede che sarà sufficiente la residenza nel Comune che pubblica il bando Erp o lo svolgimento in quel territorio della propria principale attività lavorativa, dovrà ora essere votata dal consiglio regionale.

Case popolari, le leggi regionali dichiarate incostituzionali

"Se il consiglio modificherà le legge regionale 2/2019 nel senso da noi richiesto e giustamente molto sollecitato anche dai Comuni e dai sindacati degli inquilini - spiega il presidente Eugenio Giani -, il requisito per poter partecipare ai bandi per l'assegnazione di alloggi Erp sarà semplicemente quello della residenza nel territorio del Comune che pubblica il bando, oppure lo svolgimento in quell'ambito della propria principale attività lavorativa".

"Si tratta - prosegue Giani -, di un atto di chiarezza doveroso da parte della Regione, alla luce dell'orientamento della Corte Costituzionale che, a norma dell'articolo 3 della Costituzione, si espressa per l'illegittimità di un'analoga disposizione contenuta nella legge delle Regione Lombardia (e anche dell'Abruzzo, ndr)".

"Con questa modifica - aggiunge l'assessora alla casa Serena Spinelli -, si assicura l'aderenza della nostra legge ai principi costituzionali, sulla base dei quali la priorità deve giustamente sempre essere la condizione di bisogno in cui si trovano i cittadini, senza distinzione alcuna né disparità di trattamento. Questo rispecchia la funzione sociale dell'edilizia residenziale pubblica. Si tratta di garantire il diritto fondamentale ad avere una casa dove vivere, potendo accedere ai bandi per l'assegnazione degli alloggi. E in questo modo vogliamo mettere i Comuni, che stanno per pubblicare i bandi, nella condizione di poter operare con chiarezza e uniformità, in modo da evitare criticità ed eventuali ricorsi e impugnazioni, che rischierebbero di rallentare le procedure, in un settore quanto mai delicato, importante e dalle molte implicazioni, per rispondere ai bisogni sociali dei cittadini".

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