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Carceri, il sindacato di polizia penitanziaria al neo ministro della Giustizia Cartabia: "Sospenda la sorveglianza dinamica"

Il Sappe: "Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti è controproducente, perché li lascia nell’apatia. E non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi e ipocriti"

“Il nuovo Guardasigilli ha un profilo di altissimo livello e a Lei chiediamo un cambio di passo sulle politiche penitenziarie”. E' quanto scrive il Sappe, primo sindacato di polizia penitenziaria, in una nota in cui esprime solidarietà a quattro agenti aggrediti e colpiti (10 i giorni di prognosi) da un detenuto all'interno del carcere di Sollicciano.

“Noi confidiamo molto nel nuovo Guardasigilli e auspichiamo che abbia il coraggio che non ha avuto Alfonso Bonafede su due priorità cruciali – spiega la nota indirizzata al neo ministro della Giustizia Marta Cartabia -. Il primo: dato che ogni giorno giungono notizie di aggressioni ad agenti in servizio negli istituti penitenziari, servono urgenti provvedimenti a tutela della stessa incolumità fisica delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria”.

“Secondo aspetto – prosegue il Sappe – è il crescente aumento degli eventi critici in carcere, che vedono spesso coinvolti ristretti stranieri e/o con problemi psichiatrici. Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti, è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia. E non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi e ipocriti. La proposta quindi è di sospendere la vigilanza dinamica: sono infatti state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali”.

Infine, conclude la nota del Sappe, “una soluzione va individuata anche prevedendo un circuito penitenziario ad hoc per i detenuti psichiatrici e le espulsioni dei detenuti stranieri”.

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