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Lunedì, 26 Settembre 2022
Cronaca

Carcere di Sollicciano, aggredito un agente. Il Sappe: “Vogliamo il taser”

Episodio analogo a Pisa 

Nella giornata di ieri due aggressioni nelle carceri toscane: la prima a Pisa, la seconda a Sollicciano. La denuncia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria(SAPPE), per voce del segretario regionale Francesco Oliviero: “Ieri pomeriggio, nel carcere di Pisa, un detenuto nordafricano, mentre stava per essere accompagnato all’Isolamento per scontare delle sanzioni disciplinari ricevute per analoghe violente intemperanze, ha dato in escandescenza e, con l’ausilio di un’arma rudimentale, si è scagliato contro i poliziotti penitenziari”, spiega. 
 
“Analogo episodio violento è accaduto nella serata di ieri nel carcere di Sollicciano, a Firenze”, prosegue Oliviero. “Un detenuto, anch’egli nordafricano, non voleva rientrare in cella e pretendeva anzi che rimanesse sempre aperta. Al comprensibile diniego del poliziotto, lo ha colpito con schiaffi e pugni. Solo grazie all'intervento di altre unità di Polizia si è evitato che la situazione peggiorasse”. 
 
Il SAPPE, per voce del segretario generale Donato Capece, critica la situazione di difficoltà delle carceri toscane e sollecita interventi ministeriali. Infine, il sindacato riferisce di come il personale non abbia ancora ricevuto guanti antitaglio, caschi, scudi e kit antisommossa e sfollagenti. Chiedendo inoltre la dotazione della pistola a impulsi elettrici: “Donne e uomini che svolgono servizio nelle sezioni detentive senza alcuno strumento utile a garantire la loro incolumità fisica dalle continue aggressioni dei detenuti più violenti. Il taser potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici), così come la realizzazione e la creazione in tutti gli istituti dell’annunciato G.I.O.  (Gruppi di intervento operativo), dotati di equipaggiamento idoneo ad affrontare ogni possibile evento critico, addestrati per l’utilizzo di tecniche operative, che tutelino la propria incolumità e quella dei detenuti”. 

 
 

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