Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Caporalato, al lavoro 14 ore al giorno per 1,50 euro l'ora a fabbricare borse: due arresti

Operazione della guardia di finanza: sfruttati decine di lavoratori bengalesi, cinesi e pakistani. Il procuratore Creazzo: “Sistema difficile da scardinare”

Al lavoro sette giorni su sette, quattordici ore al giorno, pagati mediamente 3 euro l'ora ma in diversi casi anche solamente un euro e mezzo all'ora, in spregio ad ogni contratto di lavoro e della dignità della persona umana.

Un sistema di vero e proprio caporalato che andava avanti da anni nel manifatturiero, a Campi Bisenzio, in un'area, quella della Piana fiorentina, dove il fenomeno resta “molto difficile da sradicare” nonostante le operazioni effettuate negli ultimi anni dalle forze dell'ordine, come spiega il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo.

L'operazione di questa mattina, denominata 'Panamera' per la Porsche posseduta da uno dei coinvolti, coordinata dalla procura fiorentina e portata a termine dalla guardia di finanza, ha portato all'arresto di due cittadini cinesi, mentre per altri due loro familiari è scattato il divieto di dimora.

Operazione scattata dopo lunghe indagini che, grazie a intercettazioni telefoniche, pedinamenti, videoregistrazioni, hanno consentito di scoperchiare condizioni di sfruttamento “come nell'Ottocento”, secondo le parole del comandante regionale delle fiamme gialle Bruno Bartaloni.

In sostanza, attraverso un sistema di appalti e sub appalti, le commesse di prodotti in pelle “di noti marchi che vediamo esposti in negozi di prestigio” arrivavano, in fondo alla catena, ad essere fabbricati da lavoratori tenuti in capannoni a Campi Bisenzio in condizioni di semi schiavitù. Anche se “le griffe coinvolte (di cui non sono stati fatti nomi, ndr) sono escluse da ogni ipotesi di reato”.

In sostanza, alcuni grandi marchi commissionavano commesse fino a circa 5/6 milioni di euro ad una società, che poi a sua volta commissionata i lavori ad un'altra Srl che a sua volta si rivolgeva a ditte individuali. Questi ultimi anelli della catena, Srl e ditte individuali, erano in realtà tutti gestiti dagli arrestati, in sistema che prevedeva la nascita e la 'morte' continua delle aziende così da evitare pagamenti delle tasse alle casse dello Stato.

L'ordinanza con le quattro misure cautelari (nei confronti dei quattro cittadini cinesi, tutti residenti a Campi Bisenzio) è stata emessa dal gip Angela Fantechi, su richiesta del sostituto procuratore Christine Von Borries. Contestualmente è stato anche disposto un sequestro preventivo per 522mila euro (l'equivalente delle imposte evase).

Nell’ordinanza, il giudice rileva come “emerge con chiarezza lo stato di soggezione e di sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori e del fatto che [...] dispongano degli stessi a proprio piacimento, arrivando a ipotizzare di farli lavorare di notte pur di effettuare le consegne prestabilite” e ancora che sussistono “gravi indizi in ordine ad una condizione di sfruttamento evidenziata da macroscopiche violazioni degli orari massimi di lavoro e dell’assenza di riposi, con persone ridotte a mera forza lavoro”.

La società di capitali e le ditte individuali susseguitesi nel tempo, tra il 2013 e il 2019, hanno maturato circa 589.000 euro di debiti erariali iscritti a ruolo ed evaso imposte per 522.883 euro, mentre le indagini finanziarie hanno fatto emergere prelevamenti e bonifici per circa 1,2 milioni di euro.

Su istanza della Procura della Repubblica di Firenze, la società di capitali e due ditte individuali sono state dichiarate fallite dal Tribunale e, all’esito delle attività investigative, oltre all’accusa di caporalato, sono stati configurati, a vario titolo, reati di bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché un’attività di raccolta e smaltimento illecito di rifiuti speciali, avendo abbandonato residui alimentari e bidoni di olio all’esterno della struttura.

Il Giudice ha ritenuto di applicare la custodia cautelare in carcere per la coppia cinese poiché “le modalità con cui sono stati commessi i reati realizzati nell’arco di numerosi anni, con violazioni per così dire “a tutto tondo” nello svolgimento dell’attività di impresa realizzata ad esclusivo fine di massimizzazione del profitto in spregio di ogni norma di legge vigente, con totale evasione di imposta, evasione contributiva, e sfruttamento dei lavoratori, ed utilizzazione di prestanomi in modo da poter proseguire negli illeciti induce a ritenere indispensabile per la tutela delle esigenze cautelari la misura della custodia in carcere”.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Caporalato, al lavoro 14 ore al giorno per 1,50 euro l'ora a fabbricare borse: due arresti

FirenzeToday è in caricamento