Cronaca

La guerra della Cannabis: "Noi, imprenditori regolari cacciati dagli spacciatori"

Vendono infiorescenze legali, costretti a togliere uno dei loro distributori: "E' un danno economico"

E' l'ultima frontiera dei distributori automatici. Ma ad essere "sputati" dalle macchinette non sono lattine, snack o sigarette, ma sostanze controverse, su cui la politica (e non solo) si spacca da sempre: infiorescenze a base di cannabis. C'è chi le vorrebbe liberalizzare e chi, nel nome della lotta alla droga, non concepisce deroghe. Un dibattito che va avanti da tempo immemore e che si è tradotto in legislazioni diversificate nei vari paesi, talvolta persino fra i diversi stati in una stessa nazione, come accade negli Stati Uniti.

Ad oggi in Italia la vendita di alcune di queste sostanze è consentita dalla legge, che ne permette però l'utilizzo solo come "preservazione della genetica" e da "collezione". I semi di canapa non possono essere assolutamente germinati e coltivati. I trasgressori vengono perseguiti penalmente ed equiparanti a "fabbricanti" di droga.

In un contesto del genere accade che alcuni commercianti siano stati presi di mira. E' successo proprio a Firenze, dove due imprenditori sono stati indotti a togliere uno dei loro distributori automatici nel centro storico di Firenze. "Spacciatori sono andati a minacciare il proprietario del locale dov'è installato uno dei nostri distributori", racconta Gabriele Bonagura, responsabile commerciale del marchio Sbhemp, che insieme Ciro Santaniello ha investito nei distributori di prodotti a base di cannabis.

"Così - spiega - abbiamo deciso di lasciare quello spazio e togliere il distributore. Ma questo ci ha provocato un danno serio: era una macchina in grado di generare un guadagno da 8-900 euro al mese". "Gestiamo una decina di distributori automatici sparsi in tutta Firenze, - prosegue Gabriele - fra locali notturni e tabaccai: finora non avevamo mai avuto problemi del genere".  E hanno anche un sito per l'e-shop.

Per poter acquistare legalmente prodotti di questo genere, spiega ancora Gabriele, funziona come per le sigarette: "Occorre la tessera sanitaria per la verifica della maggiore età". Nella altre zone di Firenze per ora nessun problema, anche se qualcuno ha protestato per la presenza di alcuni distributori in zone vicine alle scuole. Fatto sta che l'episodio fa emergere una contesa fra imprenditori che agiscono nella legge e lo spaccio irregolare. 

"Siamo convinti che con la nostra attività si possa fare un business redditizio nella legalità: - sottolinea Gabriele - il mercato è in forte crescita. A noi piacerebbe che le droghe leggere fossero legalizzate in Italia, e che un domani si possa fare come in Olanda o in Spagna: fumare o bersi un tè ad un tavolino". Questa è la loro opinione, che non è quella di chi teme una deriva. Questione su cui non siamo noi a dover intervenire fra sociologi, medici, magistrati e personalità sicuramente più in grado di noi di parlare. Ma chi fa impresa regolarmente ha il diritto di essere tutelato, a differenza di chi, con la droga, non lo fa. 

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