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Chiuso il campo rom del Poderaccio, restano macerie e rifiuti: “Impegno mantenuto, ora la bonifica” / FOTO

Il sindaco Nardella: “Dimostriamo che a sinistra possiamo affrontare la questione senza strumentalizzazioni elettorali”

Il campo rom del Poderaccio è 'chiuso'. Con la demolizione di 72 casette e rendendo inagibili le ultime sette ancora rimaste è stato smantellato il campo nato oltre 30 anni fa, nell'ormai lontano 1988, come campo sosta per nomadi con container, roulotte e baracche, che ha subìto varie trasformazioni nel corso degli anni.

Risale ai primi anni del 2000 la realizzazione delle 79 casette, suddivise in due villaggi, di cui era composto il campo, dove erano arrivate a risiedere legalmente fino a circa 450 persone. Questa mattina c'è stato il sopralluogo del sindaco Dario Nardella, assieme all'assessore al welfare Andrea Vannucci e al presidente del Quartiere 4 Mirko Dormentoni.

“La chiusura del Poderaccio era una priorità dell'amministrazione comunale, un obiettivo fissato sei anni fa, tra i più importanti per il governo della nostra città, e ora raggiunto”, commenta il sindaco Nardella.

“Il modello dei campi rom è sbagliato e superato. L’integrazione non si fa con i campi e oggi dimostriamo, chiudendo il Poderaccio, che a sinistra è possibile affrontare questioni come questa senza lasciarle alla propaganda di partiti che usano questi temi solo per fare campagna elettorale”, aggiunge il sindaco.

“Abbiamo chiuso il campo senza mai usare la forza pubblica. Nessuna corsia preferenziale, nessun vantaggio, ma con regole che valgono per tutti i cittadini e con strumenti che mettiamo a disposizione di tutte le persone che hanno determinate condizioni sociali”, spiega il primo cittadino.

Era il campo rom regolare più grande della Toscana. All'inizio del primo mandato di Nardella, nel 2014, ospitava oltre 450 persone, legalmente residenti nel campo.

Di queste, come spiegato dall'assessore Vannucci, circa il 20% hanno avuto diritto ad una casa popolare. “Solo coloro che, al pari di tutti gli altri cittadini, avevano i requisiti ed erano nelle graduatorie hanno avuto accesso agli alloggi di Edilizia residenziale pubblica. Non c'è stata alcuna via preferenziale”, sottolineano sindaco ed assessore. Il resto degli abitanti del campo "sono stati ricollocati in strutture di accoglienza temporanea o hanno trovato sistemazione autonomamente".

Ora nel campo restano gli scheletri delle ultime casette ed un enorme cumulo di macerie e rifiuti di ogni genere, tra cui molte auto abbandonate e semidistrutte. In piedi c'è ora solo la piccola casetta che faceva da moschea: resterà ancora qualche tempo, poi sarà smantellata anche quella. “Le operazioni di bonifica partiranno subito. Quest'area tornerà al quartiere e alla città”, assicura il sindaco. Tempi e costi delle operazioni ancora non sono noti.

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