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Camorra: maxi operazione della Guardia di Finanza in Toscana

Le fiamme gialle in azione dall'alba a Firenze e in diverse altre città: 34 misure cautelari e sequestri per oltre 8 milioni

I militari del comando provinciale di Firenze e dello Scico di Roma della guardia di finanza, alle prime luci dell’alba di mercoledì 20 gennaio 2021, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Dda di Firenze, hanno eseguito un provvedimento del gip del tribunale di Firenze Federico Zampaoli, che ha disposto 34 misure cautelari di cui 4 in carcere, 6 ai domiciliari, 9 obblighi di dimora e 15 misure di interdizione personale con divieto di svolgimento di tutte le attività inerenti l’esercizio di imprese e il sequestro preventivo agli indagati di beni e disponibilità, anche per equivalente, fino alla concorrenza di circa 8,3 milioni di euro. Un centinaio gli uomini delle fiamme gialle impegnati nelle operazioni.

I reati contestati a vario titolo sono associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e reimpiego, intestazione fittizia di beni, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti con l’aggravante di aver favorito l’associazione camorristica clan dei Casalesi.

Oltre alle responsabilità penali delle persone fisiche, vengono contestati illeciti per fatti dipendenti da reato a 23 persone giuridiche, ai sensi dell’art 5 decreto legislativo 231/2001, che disciplina la responsabilità degli enti.

L'operazione si è svolta tra le province di Firenze, Lucca, Pistoia, Treviso, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Roma, Isernia e Caserta, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e del Roan di Napoli.

La complessa ed articolata attività di indagine, svolta dal gruppo investigativo criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze, fondata anche sulla sistematica ricostruzione dei movimenti bancari e finanziari, nonché su minuziosi accertamenti economico-patrimoniali, è stata coordinata dalla Dda fiorentina diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, che ha operato con il coordinamento della Dna e la collaborazione della Dda di Napoli.

Le indagini dirette dal pm antimafia Giulio Monferini hanno tratto origine dallo sviluppo di informazioni circa numerosi investimenti immobiliari e commerciali effettuati nel 2016 nella provincia di Siena da due commercialisti campani, affiancati, tra gli altri, da un architetto fiorentino, originario del Casertano, ritenuti contigui ad ambienti di criminalità organizzata che facevano riferimento al clan dei Casalesi. 

Gli approfondimenti e le investigazioni hanno permesso di rilevare che soggetti collegati al clan, attraverso molteplici società operanti nei settori immobiliari e commerciali, avevano reimpiegato ingenti disponibilità finanziarie di provenienza delittuosa in attività imprenditoriali ubicate anche sul territorio toscano.

Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le fiamme gialle hanno disvelato un complesso sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società “cartiere”. I conti correnti di queste venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di “bancomattisti prelevatori”, persone prossime alla soglia della povertà e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza (RdC, sostegno economico introdotto nel 2019) o di emergenza (REM, misura introdotta a seguito dell’emergenza epidemiologica), remunerate dal sodalizio con commissioni pari al 2 - 3% delle somme monetizzate (equivalenti a somme nell'ordine dei 50/100 euro).

Nel dettaglio, è stato rilevato un sofisticato sistema fraudolento, fondato su diverse società, ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome, che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto.

L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società di comodo che attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre “cartiere”, i cui amministratori, anch’essi meri prestanome, operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà mai rese. Dedotti i compensi ai prestanome, le somme prelevate finivano poi ai promotori dell’associazione a delinquere per essere successivamente riciclate attraverso investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Roma, Isernia e Caserta. 

Nel corso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, alcune delle attività imprenditoriali coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto ed ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal “Decreto Rilancio” e finanziamenti garanti dallo Stato ex “Decreto Liquidità”.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia istituzionale di contrasto alle infiltrazioni criminali, realizzata sul territorio dalla guardia di finanza con il coordinamento della Dda fiorentina.

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