Cronaca Centro Storico / Piazza di Santa Croce

Calcio storico: “Reintrodotto per attrarre turisti, oggi non si vogliono”

L'antropologo Dario Nardini racconta le origini della manifestazione, il ritorno e com'è cambiato il suo significato

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L'attesa per la finalissima del Calcio storico tra Azzurri e Rossi tiene banco in città. Ma com'era il Calcio storico secoli fa? E come mai è stato 'riportato in vita'? Lo abbiamo chiesto a Dario Nardini, antropologo assegnista all'Università di Siena e insegnante alla Milano-Bicocca, nonché autore di ricerche e un libro sul Calcio storico fiorentino. 

Com'era il Calcio dei Medici?
“Una cosa diversissima. Loro lo utilizzavano nell'ambito delle virtù cortesi, che i rampolli delle classi aristocratiche dovevano avere. Oggi è un gioco che ha molto a che fare con la dimensione popolare della città. Purtroppo è impossibile capire come si giocasse. Proprio perché era un gioco mediceo, non popolare, ci sono arrivate le fonti visto che non si scriveva delle questioni del popolo e si è sempre scritto delle corti. Per questo abbiamo regole dettagliate con numero giocatori, ruoli eccetera. Però non c'è una descrizione di come si giocasse. Sappiamo che anche allora era un gioco 'maschio' visto che era collegato a una ideale preparazione alla guerra. Però non aveva la radicalità che ha oggi e probabilmente nemmeno la preparazione atletica. E se consideriamo quanto è già cambiato dai filmati delle partite che possiamo trovare dell'Istituto Luce in meno di cento anni, possiamo immaginarci come potesse essere diverso secoli fa. Si può dire che sia una tradizione rifondata, non nel senso classico del termine visto che c'è una bella discontinuità tra quello classico e quello attuale”.

Era un possibile antenato del rugby?
“Questa è una interpretazione difficile da dare. Sicuramente sono state fatte ricostruzioni interessanti anche se da un punto di vista storico c'è un po' di scetticismo ed è difficile dirlo. Non da escludere ma ci sono tanti aspetti che andrebbero approfonditi. Se consideriamo che in Inghilterra di giochi simili con la palla ce ne erano diversi, è un po' difficile pensare che dovessero venire a prenderselo in Toscana. Di sicuro era un gioco aristocratico dei Medici e per questo, come tutti i giochi di palla, si tentò di proibirlo nelle piazze e nelle vie visto che il popolo voleva emulare i ricchi. I Medici cercavano di renderlo un gioco esclusivo, di associarlo sempre più alla loro famiglia e al potere”. 

Via i Medici, cadde nel dimenticatoio
“Il Calcio storico è stato abbandonato per quasi due secoli per vicende politiche visto che era noto per essere legato indissolubilmente al potere mediceo. I Medici lo facevano per celebrare il potere. Chiaramente i Lorena lo cancellano dalla memoria dei fiorentini fin quando non viene gradualmente ripreso da Gori e alcuni attivisti oltre che in teatro. Rimarrà comunque circoscritto a una élite letteraria con Gori che farà almeno tre tentativi per riportarlo in vita tra la fine dell'ottocento e i primi anni venti. Fino a quando nel 1930 non saranno i fascisti e in particolare Pavolini a volerlo reintrodurre sulla base di una strategia politica per recuperare le tradizioni locali per costruire il consenso e suffragare la retorica di regime. Si erano persi i costumi per cui Pavolini e l'agenzia per il turismo locale con un po' tutti i gerarchi locali misero in piedi una task force per ricostruire costumi, fogge, strumenti usati e altro”.

Perché l'agenzia del turismo?
“Sia nel 1930 che quando viene reintrodotto nel 1947 venne fatto per sostenere il turismo. Ed è un paradosso visto che oggi i turisti si cerca quasi di escluderli, forse anche perché per i fiorentini il centro storico torna a essere vivibile almeno simbolicamente per i tre giorni del corteo. Quando venne reintrodotto nel 1947 dopo la guerra, in una Firenze completamente distrutta che non aveva nemmeno le risorse, come dimostrato dallo storico fiorentino Mazzoni, cambiò anche il suo significato. Dalla celebrazione della forza maschia e delle radici identitarie voluta dal fascismo al voler dimostrare lo spirito indomito dei fiorentini, con la libera Repubblica che si impone contro i voleri autoritari che volevano imporre sui Firenze il loro dominio, prima Carlo V e i Medici e poi i fascisti”. 

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