Calcio storico, parlano i veterani: "Ecco chi vincerà la finale"

Alessandro Dei e Fabio Crescioli, bandiere di Azzurri e Rossi si raccontano. E dicono la loro sulla finalissima

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“Il Calcio Storico è Firenze”. Alessandro Dei e Fabio Crescioli, storici calcianti di Azzurri e Rossi, spiegano in poche parole cosa significhi il Calcio Storico in città e per un calciante. A pochi giorni dalla finalissima del 15 giugno, abbiamo chiesto ai due - impegnati entrambi nel sociale con l'associazione di beneficenza 50 minuti fatta dai veterani del Calcio Storico - cosa significhi difendere i colori di un quartiere, il loro vissuto in campo e un pronostico su chi vincerà.

Gli esordi di Crescioli

“Il mio primo ricordo è la prima partita – commenta Crescioli, bandiera dei Rossi – Era il primo anno che mi allenavo e finii subito in campo. Quando il mister di allora dette i 30 nomi per arrivare ai 27 il giorno della partita, giocata in piazza del Carmine, non ci credevo. Giocai proprio  contro gli Azzurri. Fu una bella partita. Sono uscito tranquillamente dal campo, una cosa che non successe alla mia seconda partita: alla seconda palla che presi mi trovai disteso e mi ci volle qualche minuto per riprendermi”. 

Gli esordi di Dei

Alessandro Dei, ha iniziato poco prima di Crescioli. “Ho cominciato a 22 anni nel 1977 – ricorda Dei – esordendo nelle fila dei Verdi contro i Bianchi in piazza Signoria. Mi trovavo di fronte personaggi la cui fama era nota in tutta la città. Ed erano personaggi nel vero senso della parola, genuini. Era una realtà che veniva fuori dai quartieri, dai mercati, dalle strade, dai rioni. Quando ancora Firenze era abitata nel centro dai fiorentini. Poi è chiaro che in tutti questi anni la situazione è cambiata. Però l'appartenenza al quartiere c'è sempre”. 

Il significato di essere un Rosso

“Far parte di un quartiere è un vanto – sottolinea Crescioli – che tu sia Rosso, Azzurro, Bianco o Verde. Tutti giochiamo per Fiorenza. Essere Rosso oggi è bello perché abbiamo una squadra vincente con tantissimi giovani ma essere Rosso è stato bello anche negli anni '80 e '90, quando fare due partite in un anno era un traguardo quasi impossibile. Essere Rosso vuol dire essere fiorentino”.

Il significato di essere un Azzurro

“Essere un Azzurro vuol dire rappresentare una collettività, un colore, un modo di vivere – precisa il veterano Azzurro - con quelle che sono le attività che vengono fatte nel quartiere. È stato molto faticoso essere Azzurro perché fin quando non abbiamo avuto un campo, un riferimento, una sede, eravamo itineranti. Con l'arrivo nel campo di via Magellano, abbiamo finalmente trovato una casa. Ed è bellissimo”.

L'avversario migliore per Crescioli

“Di avversari 'rognosi' c'è l'imbarazzo della scelta. Quando giocavo contro gli Azzurri avevo un alter ego in battuta molto più alto di me che era molto più coperto di quel che potevo essere coperto io. Un avversario molto duro. Vorrei menzionare l'avversario più corretto che ho trovato: un calciante Azzurro molto famoso, Zena. Durante un Rossi-Azzurri il nostro portiere fece una parata e fu seppellito dai giocatori avversari che cercavano di togliergli la palla per metterla in caccia. Eravamo io e un terzino dei Rossi. Io mi buttai e il terzino andò via, quindi rimasi in questa girandola di manate e fu Zena che fermò i suoi e mi portò via. Evito di dire cosa successe al terzino quando si tornò sul pullman...”. 

L'avversario migliore per Dei

“Non faccio nomi per non far dispetto a chi non nominerei – chiosa Dei - Tutte le squadre hanno avuto giocatori eccellenti, difficile dire i migliori. Ti posso dire una categoria: quei calcianti che son stati 20, 30, 40 anni sul campo. Non è possibile fare dai 20 ai 40 tornei se te non possiedi tutte le qualità: devi essere bravo e corretto. Se non sei ambedue, difficilmente duri così tanto. Non diventa bandiera chi si comporta male. Poi ci sono gli eroi, quelli che senza denti, vedendoci poco, con le ossa rotte, restavano comunque in campo. Nel calcio in costume ci sono i guerrieri, perché gli eroi sappiamo tutti la fine che fanno: durano un giorno, un anno. Poi ci sono quelli che hanno l'animo del guerriero”.

Chi vincerà la finalissima

I due veterani prevedono una gara decisa dai dettagli. “Chi rimarrà lucido e seguirà le indicazioni dei due allenatori, riuscirà a prevalere sull'altro – spiega Crescioli -  La partita è molto diversa rispetto a quelle che giocavamo noi, qui la differenza la fa il maggior numero di persone in campo. Le partite sono preparate bene con accoppiamenti pensati da prima della partita ed essere uno o due meno oggi, è devastante. Potrebbe essere una partita da Golden caccia. Secondo me non ci sarà differenza di punteggio com'è stato nelle semifinali se resteremo in parità di giocatori”.

“Vincerà la finale la squadra che giocherà di più al calcio e che rimarrà in equilibrio fino in fondo – osserva Dei – perché perde la partita quello che a un certo punto si distrae da quello che deve fare, va oltre, fa peggio, si fa buttare fuori o non è efficace a quelle che sono le mansioni che ha ricevuto. Quelli perdono sicuro, ormai è sperimentato. Si può perdere anche se si rimane in campo e non si rimane distratti. Ma qui c'è un condizionale, nell'altra maniera si perde”.  

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