Cronaca

Coronavirus, calcio dilettanti in ginocchio: 86 società chiedono una "scossa"

Le proposte di "Calcio in rete" e di Fabio Giorgetti: "Contributo di solidarietà, sgravi e aiuti. Altrimenti si muore"

Come molti altri soggetti vivono una situazione molto difficile. E rischiano di non rialzarsi mai più dalla pandemia che ha desertificato le loro strutture. Le società di calcio sobbollono e bofonchiano. Così, in 86 (e lo zoccolo duro sono proprio quelle della provincia di Firenze) escono allo scoperto dal pentolone e lanciano delle proposte per chiedere attenzione e aiuti, rivendicando il loro ruolo. 

E' l'iniziativa "Calcio in rete", movimento di società dilettantistiche nato dall'impulso di Fabio Giorgetti, Presidente della A.S.D. Virtus Laurenziana oltre che consigliere comunale del Pd a Firenze e presidente della Commissione cultura e sport di Palazzo Vecchio, lancia le sue proposte per risollevare il calcio dall'emergenza. Ma anche dal torpore. 

"Superiamo le rivalità e aiutiamo le istituzioni a individuare i provvedimenti più opportuni da adottare", si spiega nel documento di sei pagine pubblicato nei giorni scorsi. "Per provare a far sentire un’unica voce, per provare ad essere considerati per quello che le società sportive fanno tutti i giorni sul territorio per le famiglie e per i nostri ragazzi, per dimostrare a tutti che le società sportive sono da tutelare e che rappresentano un valore aggiunto per tutta la società civile", si sottolinea.

Una vera e propria scossa per il mondo del calcio minore: tante e non banali le proposte per aiutare le società a sopravvivere. Come quella di garantire la gratuità dell'iscrizione al campionato per la prossima stagione a partire dall'iscrizione gratuita alla stagione 2021/2022 compensando le quote pagate nelle ultime due stagioni e di fatto utilizzate solo in piccola parte a causa dello stop ai campionati. O la richiesta di adottare protocolli sanitari chiari, uniformi e compatibili con le risorse.

Tutto a costo di annullare anche la stazione in corso, ma ripartendo in modo da garantire la sopravvivenza. Come? Ad esempio garantendo porte aperte per gare e allenamenti alla ripresa delle attività. E per la stagione 2021/2022 il blocco di uscita dal settore giovanile per far sì che la pandemia non penalizzi i giovani meritevoli e le società di appartenenza, così come dei fuori quota.

Ma le società chiedono anche riforme. Come il ripristino di contributo di solidarietà per le piccole società, vecchio cavallo di battaglia per redistribuire le risorse delle serie più ricche, con "il riconoscimento di una percentuale a favore della società dilettante di provenienza per trasferimenti di giocatori a società professionistiche". O "l’introduzione di una quota di tesseramento" uniforme per tutto il settore giovanile, come previsto da altre federazioni. Alle istituzioni chiedono anche il prolungamento delle convenzioni per i campi sportivi, la sospensione dei canoni di affitto e della Tari, concordare modalità di finanziamento delle opere di manutenzione.

Un dialogo che "Calcio in rete" chiede si possa fare ad un tavolo con le leghe professionistiche per una riforma dell'attività di base. Da un lato per "rafforzare le strutture dilettantistiche, penalizzate dalla presenza di Scuole Calcio Pro, e valorizzare l’attività sociale sul territorio". Cosa che le società professionistiche, oggi, non riescono più a fare.

Inutile sottolineare che l'iniziativa dia anche una scossa al mondo del pallone del territorio. E rappresenti anche una spina nel fianco per la gestione del calcio toscano, di cui il documento mette a nudo molte manchevolezze nella gestione: negli ultimi mesi è sembrato incapace di adottare soluzioni adeguate ad affrontare la grave situazione che c'è. E che, comunque vada, condizionerà per lunghi anni le attività di chi fa calcio tutti i giorni nei campi di periferia.

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