Buon compleanno Oriana!

Il 29 giugno 1929 nasceva a Firenze Oriana Fallaci. "Partecipo a tutto ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione"

Bruno Pollacci, carboncino

Era il 29 giugno 1929, piena epoca fascista, quando a Firenze nacque Oriana Fallaci. Tramite il padre, attivo antifascista, fu coinvolta sin da piccola nella Resistenza, con compiti di vedetta o simili. Grazie alle battute di caccia paterne, cui partecipava regolarmente, imparò presto a usare le armi.

La formazione culturale

Ma come Oriana cresce, comincia a dedicarsi alla scrittura: è questa la sua 'arma' prediletta. Segue le orme dello zio Bruno che, dopo aver scritto per "La Nazione" e il "Corriere", dirige "Epoca".

Oriana si affaccia molto presto al mondo della carta stampata: il quotidiano fiorentino d'ispirazione cattolica  "Il Mattino dell’Italia Centrale" pubblica il suo primo articolo nel 1946. E la licenzia quando Oriana si rifiuta di scrivere un articolo contro Palmiro Togliatti.

In realtà, come sottolinea un articolo del quotidiano digitale In Terris, il desiderio della giornalista fiorentina era quello di diventare un medico. Così, con i primi soldi guadagnati grazie agli articoli, decide di iscriversi all’università di medicina.

I ritmi erano serrati, Oriana era sempre alla ricerca di notizie “fresche” tra commissariati e ospedali. Gli orari di lavoro erano pesanti e, alla lunga, decide di lasciare l’università perché non ne regge i ritmi.

La decisione le costa non poco, ma la predisposizione naturale che sente verso la scrittura cancella ogni suo dubbio; se avesse avuto la seppur minima possibilità di scegliere, però, probabilmente avrebbe portato avanti entrambe le carriere con l’abituale tenacia.

I primi successi

Dalla cronaca nera passa alla cronaca giudiziaria: prima la pretura, poi il tribunale, quindi la corte d’assise. Si occupa anche di processi importanti. Poi si dedica ai fatti di costume, ricorda sempre il quotidiano In Terris, avvicinandosi al mondo della moda e dello spettacolo.

In un celebre articolo del 7 dicembre 1948, descrive le prime sfilate di Dior che hanno come sfondo una Firenze in lenta e difficoltosa ricostruzione.

Così prima di approdare al romanzo e al libro, Oriana Fallaci si dedicò prevalentemente alla scrittura giornalistica, raggiungendo una fama internazionale.

A lei si devono memorabili reportages e interviste, indispensabili analisi di alcuni eventi di momenti di storia contemporanea.

Lavora al settimanale “Epoca” e poi all'”Europeo” per poi trasferirsi a New York e quindi ad Hollywood, dove scrive il primo dei suoi 12 libri: “I sette peccati di Hollywood”, con la prefazione di Orson Welles.

E' la prima donna italiana ad andare al fronte come inviata speciale e nel 1961 realizza un reportage sulla condizione della donna in Oriente, intitolato “Il Sesso Inutile” (Rizzoli) che fu il suo primo successo. Viene inviata come corrispondente di guerra in Vietnam.

Nel 1968, in Messico, durante un'occupazione militare, viene creduta morta dopo aver ricevuto una raffica di mitra e portata in obitorio, dove un prete si accorse che era ancora viva.

Le interviste storiche

Collaborando con grandi testate giornalistiche come il Corriere della Sera, Stern, New York Times, Life, Washington Post e altri, Oriana Fallaci ebbe occasione di intervistare grandi personaggi dell'epoca come il Re di Giordania, Arafat, Reza Pahlavi, Hailè Selassiè, Indira Gandhi, Deng Xiaoping, Gheddafi, Khomeini, Lec Walesa e tanti altri.

Fra gli exploit più memorabili, la sua infuocata intervista all’ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano e poco incline a riconoscere diritti e dignità alle donne, contrariamente alla Fallaci, all’avanguardia in questo genere di rivendicazioni.

Da ricordare, inoltre, l’incontro col segretario di Stato americano Henry Kissinger, indotto dalla giornalista, con incalzanti domande, a parlare di argomenti mai affrontati con altri interlocutori, come alcune questioni riguardanti la sua vita privata (in seguito la stessa Fallaci ha dichiarato sorprendentemente di essere rimasta estremamente insoddisfatta di questa intervista, vissuta come una delle peggiori).

In seguito, la summa dei colloqui con i potenti della Terra viene raccolta nel libro “Intervista con la storia”. “Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a tutto ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale)” disse una volta.

E in un'altra occasione: “L'input che mi induce a scrivere è quello di raccontare una storia con un significato […], è una grande emozione, un’emozione psicologica o politica e intellettuale. ‘Niente e così sia’, il libro sul Vietnam, per me non è nemmeno un libro sul Vietnam, è un libro sulla guerra”.

La morte

Da tempo sofferente di un male incurabile, Oriana Fallaci è scomparsa a Firenze all’età di 77 anni, il 15 settembre 2006. Negli ultimi anni di vita, aveva dato vita a un'aspra polemica intellettuale sul rapporto da mondo islamico e occidente, attirandosi parimenti apprezzamenti convinti e dure critiche.

Il suo ultimo lavoro, intitolato “Un cappello pieno di ciliege”, uscirà poi nel 2008 e racconta la storia della famiglia Fallaci su cui Oriana aveva lavorato per oltre dieci anni.

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Il libro viene pubblicato su ferma volontà di Edoardo Perazzi, nipote ed erede universale di Oriana Fallaci, il quale ha seguito precise disposizioni riguardo alle pubblicazioni.

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