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Gelatiera Badiani, la bolletta da 22mila euro: "Rischiamo di chiudere"

La storica gelateria al momento ha deciso di non aumentare i prezzi, ma forse a fine settembre qualcosa potrebbe cambiare

"Quella che abbiamo affisso alla vetrina è la bolletta di luglio 2022 paragonata a quella di luglio 2021. Mi dicono che quella di agosto, che ancora deve arrivare, sarà ancora peggio", queste le parole di rassegnazione con cui Patrizio Pomposi, proprietario della Gelateria Badiani insieme al fratello racconta perché abbia scelto di aderire all'iniziativa di Confcommercio, ovvero "Bollette in vetrina".

Dai 6.886 euro di luglio 2021 ai 22.359 euro di luglio 2022, un aumento del triplo solo in un anno: una comparazione che fa paura. "Per ora non abbiamo ritoccato nessun prezzo, perché spero sia una cosa sporadica e speriamo di assorbirla senza far pesare la spesa sui clienti - spiega Pomposi - se questa problematica però dovesse perdurare dovremo prendere dei provvedimenti e non riguarderanno solo l'aumento del listino".

Le parole di Pomposi sono colme di risentimento e dispiacere: "Forse dovremo chiudere prima, produrre meno, mandare via delle persone. Ancora non lo so cosa faremo, ma ci siamo dati come scadenza la fine di settembre. Io chiedo solo che qualcuno più bravo di me, perché io non mi occupo di comprare e vendere energia, faccia qualcosa, ci dia il libretto delle istruzioni perché quello che potevamo fare l'abbiamo fatto".

"Abbiamo istallato impianti di luce a led, macchinari sempre aggiornati per ridurre l'impatto energetico. Più di così cosa devo fare? A questo punto chi ne sa più di me agisca", continua Pomposi, che da babbo Orazio ha ereditato l'arte della produzione del gelato che iniziò nel 1961 nel negozio del centro storico di Firenze, in via dei Calzaiuoli. Orazio Pomposi nel 1993, insieme ai figli Patrizio e Paolo, ha rilevato la storica gelateria Badiani e ancora oggi producono il gusto Buontalenti, quello vero nato da Badiani.

La fine di settembre sarà quindi per la Gelatieria Badiani il periodo del bilancio: "Bisogna che faccia qualcosa sennò a fine anno si dovrà non dico chiudere, ma forse... Davvero non so cosa aspettarmi". E il paradosso è che le vendite sono in continua crescita: "Il lavoro non è calato, anzi e per il nostro settore le vendite da Pasqua sono cresciute. Stiamo lavorando più di quanto lavorassimo prima del covid, ma abbiamo passato due anni tragici, i primi mesi di questo anno sono stati negativi e bisogna ricordarlo: un anno è composto da 12 mesi".

"Ora il bar è pieno, ma con il listo attuale e il costo delle materie prime in aumento ogni settimana la soluzione è una: aumentiamo i prezzi oppure non so cosa succederà. La situazione è questa", ha concluso l'imprenditore.

Purtroppo in queste settimane il quadro dipinto da Pomposi non è diverso da quello di alcune pizzerie e da Paolo Gori della Trattoria Da Burde che ha deciso di aumentare di un euro i prezzi del suo menù: "Siamo stati costretti ad aumentare i prezzi, è un piccolo sacrificio che dobbiamo fare per non incombere in difficoltà che purtroppo ci sono".

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