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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca Porta a Prato / Viale Belfiore

Belfiore, fra i luoghi del cuore del FAI spunta un (ex) cantiere

Trionfo (previsto) per il Castello di Sammezzano, ma nella culla del rinascimento si classifica secondo l'ex cantiere dell'area Fiat Belfiore. Che oggi è un bosco, amatissimo

"Il problema di Firenze son le buche in terra”, dice sempre qualcuno. Ma nella culla del rinascimento, complice il diffuso senso estetico o – più realisticamente – una curiosa vicenda di mala gestione, anche una (gigantesca) buca rischia di trovare una propria legittimità artistica. E' questo il caso del cantiere dell'area ex Fiat Belfiore, un ettaro e mezzo circa, siamo dalle parti della stazione Santa Maria Novella, su una fondamentale arteria del traffico cittadino. Ma l'area è un cantiere, ormai, solo nominalmente, dato che non ne conserva più neanche le fattezze. Per fortuna.

L'incuria che si è abbattuta sul luogo, coi lavori per la realizzazione di un discusso mega albergo, particolarmente inviso agli abitanti del quartiere, fermi dal 2009, ha infatti permesso che questa diventasse un bosco di pioppi e salici. Amatissimo, questo sì, da tutto il circondario. Che, non a caso, si è mobilitato ormai da anni per tentare di salvarlo, in vista della temuta ripresa dei lavori, anche votandolo fra i luoghi del cuore del Fai, che quest'anno ha visto trionfare un altro amatissimo spazio fiorentino, il Castello di Sammezzano.

Il risultato è stato assolutamente inatteso: secondo in classifica, con 277 voti, fra i luoghi segnalati sul territorio del Comune di Firenze, dietro soltanto al ben più celebre Giardino di Boboli che lo precede di neanche dieci voti.

“I cittadini, anche sulla base di un'assemblea – fa sapere Paolo Degli Antoni, rappresentante del comitato Ex Area Fiat Belfiore - a seguito di un Consiglio di quartiere aperto proprio su questa vicenda, si sono mobilitati, sapevamo di essere in buona posizione. Agli abitanti della zona piace molto vedere la fauna selvatica e gli alberi spontanei rispetto ai prodotti degli archistar. Quella è cosmesi per nascondere la verità, che si chiama speculazione edilizia”. 

Il risultato è incoraggiante, ma è presto per cantare vittoria. Il finale della storia è ancora tutto da scrivere ed il brutto anatroccolo rischia di non diventare cigno. Se è vero, infatti, che ben due aste – nel 2016 e nel 2017 – sono andate deserte per un prezzo base troppo alto, è anche vero che quando questo si abbasserà, l'area diventerà inevitabilmente appetibile.

“Dopo – continua Degli Antoni - diventerà una faccenda politica: il Comune sarà al servizio delle imprese, concedendo un'enormità di metri cubi o darà ascolto ai cittadini? Perchè su questa area, che è privata, sono comunque concepiti degli standard che devono rimanere pubblici. Se contiamo le teste prevale nettamente il bisogno di spazi pubblici e verde. Se invece si contano gli euro.. è una questione di diritto di cittadinanza, che non è di natura economica”.

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