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Bekaert, 318 lavoratori con il fiato sospeso: “Pronti a occupare la fabbrica” / FOTO

Presidio a Firenze, sindacati e operai attendono il decreto del governo

Povrebbe arrivare ad ore il decreto che 'salverà' i 318 lavoratori Bekaert, tra operai e impiegati, garantendo loro oltre un anno di cassa integrazione straordinaria.

“Abbiamo tempo fino al 2 a mezzanotte. Già il 3 ottobre l'azienda potrebbe far partire i licenziamenti. Aspettiamo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del 'decreto emergenza su Genova', che prevede la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione dell'attività (che era stata eliminata dal governo Renzi, ndr). Se l'azienda non ci concederà il tempo siamo pronti a occupare la fabbrica". Così Daniele Calosi, segretario della Fiom di Firenze, al presidio di questa mattina in via Cavour dei lavoratori della Bekaert di Figline.

“Il prefetto ci ha detto che il decreto è già sul tavolo del presidente della Repubblica per la firma (sarà effettivo con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, ndr). L'azienda potrebbe sospendere i licenziamenti in attesa del decreto, ma non hanno mai voluto trattare su questo”, aggiunge Calosi.

Il ministro del lavoro Luigi Di Maio quest'estate si recò ai cancelli della fabbrica prendendosi l'impegno di garantire il futuro occupazionale dei lavoratori. Un 'metterci la faccia' apprezzato da sindacati e lavoratori. “Se arriveremo al decreto, al governo va riconosciuto di aver accettato la proposta avanzata da Fiom, Fim e Uilm di Firenze, varando un provvedimento che non servirà solo alla Bekaert ma a 170mila lavoratori in tutta Italia”.

Con il decreto in Gazzetta, saranno evitati i 318 licenziamenti. Poi, una volta che i lavoratori saranno coperti dalla cassa integrazione, ci si dovrà concentrare sul futuro della fabbrica.

“A quel punto avremo un anno e mezzo per affrontare il processo di reindustrializzazione. Stando a quanto detto da advisor e ministero già tre soggetti sarebbero interessati al rilancio. Naturalmente vogliamo la certezza della salvaguardia di tutti i lavoratori, al netto di chi in questi 18 mesi raggiungerà la pensione. Bisogna - conclude Calosi -, che siano aziende serie, che abbiano voglia di investire sul territorio. Sulla serietà delle aziende interessate al rilancio anche il governo dovrà vigilare”.

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