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Cronaca

"Consulenze d'oro" Banca Etruria: Boschi padre assolto insieme ad altri 13

"Il fatto non sussiste": la sentenza del Tribunale di Arezzo. Le lacrime di Maria Elena: "Questa vicenda ha segnato la mia vita"

"Il fatto non sussiste". Il giudice Ada Grignani ha assolto 14 persone dall'accusa di bancarotta semplice nel processo al Tribunale di Arezzo per le cosiddette "consulenze d'oro" di Banca Etruria. Tra gli imputati anche Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, che all'epoca dei fatti era vicepresidente dell'istituto di credito aretino.

Per lui il pm Angela Masiello aveva chiesto un anno di pena. Stessa richiesta era stata formulata per altri tre dirigenti, per gli altri imputati erano state chieste condanne da 8 a 10 mesi. Oltre a Boschi, gli imputati erano Luciano Nataloni, Claudia Bugno,Luigi Nannipieri, Daniele Cabiati, Carlo Catanossi, Emanuele Cuccaro (ex vice direttore generale), Alessandro Benocci, Claudia Bonollo, Anna Nocentini Lapini, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori e Ilaria Tosti, Claudio Salini. Sono stati tutti assolti con formula piena.

La corte ha dunque accolto la tesi delle difese, ovvero che "non ci furono operazioni imprudenti, piuttosto un'azione doverosa rispetto a quanto chiesto da Banca d'Italia".

Le indagini erano basate su 4 milioni di euro incarichi affidati dall'istituto di credito a società specializzate per valutare, analizzare e poi avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing per evitare il crac. A proporre lo scenario della fusione furono le autorità bancarie che avevano individuato in Banca Popolare di Vicenza il possibile partner dell'operazione. Le consulenze d'oro furono affidate comunque, ma nulla di quanto analizzato e valutato si concretizzò.

"Abbiamo sempre creduto nell'attività della magistratura, penso che questo sia l'ultimo proscioglimento di chi ha subito per tanti anni delle accuse per le quali è stato dichiarato non colpevole". Così l'avvocato Gildo Ursini, difensore di Pier Luigi Boschi commenta la sentenza di assoluzione con formula piena nel procedimento sulle "consulenze d'oro", uno dei filoni del caso Banca Etruria.

"Il padre della Boschi - ha proseguito Ursini - ha pagato in termini di sofferenza. Il fatto di portare quel nome penso abbia avuto delle conseguenze. Fortunatamente tutto si è concluso con l'assoluzione".

"E' emersa una verità scontata - ha affermato Luca Fanfani, avvocato di Cuccaro -, ossia che nel momento in cui Banca d'Italia nel dicembre 2013 impose a Banca Etruria di trovare altro istituto con cui fondersi, la obbligò, ad accollarsi ingenti spese per advisor legali finanziari e industriali, esattamente le spese contestate dalla Procura. Una conclusione ovvia per un processo largamente inutile. Auspico che le novità previste dalla delega Cartabia, a partire dalla possibilità di celebrare solo processi solo a condizione che vi sia una 'ragionevole previsione di condanna' contribuiscano ad evitare in futuro processi come questo".

A puntare il dito anche nei confronti delle disposizioni date da Banca d'Italia anche la legale di Claudio Salini, Giovanna Corrias Lucente : "Giustizia è stata fatta, del resto gli amministratori di Banca Etruria avevano seguito indicazioni precettive della Banca d’Italia che aveva monitorato il processo di aggregazione, considerato come unica soluzione alla crisi dell’istituto".

"L’attività difensiva svolta nell’interesse del dottor Cabiati - ha commentato il legale Jean Paul Castagno - ha dimostrato in maniera capillare la razionalità economico-finanziaria dell’incarico di consulenza esterna conferito, e ne ha fatto emergere con evidenza il vantaggio per Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Questa sentenza non cancella il rammarico per un procedimento penale nei confronti di un professionista che, per tutta la sua carriera, ha svolto il proprio ruolo con la massima diligenza e professionalità, ma sancisce con formula piena l’insussistenza di tutte le accuse mosse"

A commento della sentenza sono arrivate anche le parole di Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, affidate ad un post su Facebook: "Oggi ho pianto. Avevo giurato a me stessa che non avrei mai pianto per Banca Etruria. Oggi l’ho fatto. E non ho paura di ammetterlo in pubblico. Ho pianto come una bambina, in ufficio, alla Camera. Ho pianto perché mio padre è stato assolto dall’ultima accusa che gli veniva mossa su Banca Etruria".

"Con oggi - scrive ancora Boschi - si chiude un calvario lungo sette anni. E si chiude nell’unico modo possibile: con la certezza che mio padre era innocente. La verità giudiziaria non cambia niente per me: ho sempre saputo che mio padre è stato attaccato sui media e non solo per colpire altri. Ma oggi la verità giudiziaria stabilisce ciò che io ho sempre saputo nel mio cuore: mio padre è innocente. E ora lo sanno tutti, non solo la sua famiglia".

Boschi poi fa riferimento a quell'ondata social - e non solo - di polemiche roventi che la investirono: "Lo sanno gli odiatori che mi hanno insultato spesso con violenza verbale e frasi sessiste nel silenzio complice e imbarazzato di tanti. Questa vicenda ha segnato la mia vita e la mia carriera molto più di quanto uno possa pensare: ma le lacrime di oggi sono lacrime di gioia e di speranza. Perché nessuno debba subire quello che ha subito la mia famiglia. Combatterò per una giustizia giusta. E ringrazio quei tanti magistrati che in ogni angolo del Paese fanno prevalere il diritto sull’ingiustizia. Grazie a chi mi è stato vicino. Ti voglio bene babbo".

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