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Cronaca

Autobus, autisti pronti allo sciopero: "Carenze di organico e tempi di percorrenza insostenibili, così non va"

Milli (Faisa-Cisal): "Ultimo tentativo di conciliazione la prossima settimana in prefettura". L'appello 'provocatorio' alla Regione: "Se non si riesce a garantire servizio adeguato, si taglino le corse"

Tempi di percorrenza insostenibili, contratti difformi per le stesse mansioni, ex verificatori 'ricollocati' alla guida e una carenza di organico che si aggrava ogni giorno di più: gli autisti di Autolinee Toscane, la società che gestisce il trasporto pubblico locale, sono sul piede di guerra. E siccome anche l'ultimo tentativo di conciliazione con l'azienda, risalente allo scorso 17 giugno, non è andato a buon fine, i sindacati ora alzano il tiro e si avvicinano a grandi passi verso lo sciopero.

Uno sciopero che soltanto l'incontro previsto per la prossima settimana in prefettura potrà, a questo punto, scongiurare. Gli autisti, d'altronde, non possono più andare avanti così. "Solo sul 'Firenze urbano' siamo sotto di 70/80 unità - spiega Massimo Milli di Faisa-Cisal - e sono quelli che servirebbero subito, perché poi ci saranno colleghi che andranno via e dovranno essere sostituiti. Altrimenti sarà impossibile garantire un livello di servizio adeguato".

Poi c'è il problema dei tempi di percorrenza cui gli autisti - tra ex Linea ed ex Ataf sono poco meno di mille - devono ottemperare. "Peccato che corrispondano a quelli che su Google Maps trova un privato cittadino che si muove con la sua auto. Il che non è esattamente come un bus con fermate ogni 200 metri, gente che sale e scende di continuo, la macchina del tizio che è andato a prendere il caffè al bar e blocca il passaggio" spiega Milli. E dunque, o si pigia sull'acceleratore, con tutti i rischi del caso, o le corse arrivano in ritardo o saltano, provocando malumori continui nell'utenza.

Utenza che, ultimamente, si è peraltro ritrovata 31 ex verificatori - i controllori dei biglietti - al sedile di guida, come conferma lo stesso sindacalista: "Sì, At ora si avvale di una società esterna per le mansioni di verifica, mentre gli ex verificatori sono diventati autisti".

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Ma la 'madre di tutti i problemi', secondo Milli, resta la giungla contrattuale. "E qui va detto che la colpa però non è di At - specifica - ma del legislatore che ancora non ha emanato una normativa unica. In azienda abbiamo almeno 4-5 tipologie di contratti tra assunzioni At, assunzioni delle agenzie interinali, personale ex Linea, personale ex Ataf, personale distaccato Bus Italia. Ed è un problema". Un problema sia di soldi che di diritti, perché può capitare che per le stesse mansioni un dipendente guadagni anche il 20-30% in meno di un altro. E il malumore interno cresce.

Anche la carenza di autisti, tuttavia, non è del tutto e direttamente addebitabile all'azienda. "E' strutturale in tutto il settore: non si trovano - spiega Milli - persone che per 1.100 euro al mese spendano 5.000 euro per prendersi la patente necessaria e correre poi tanti rischi nello svolgimento del lavoro". In questo senso, chiosa Milli, "ben venga l'idea dell'Accademia di At per formare internamente le professionalità under 29 necessarie. Ma bisognerà poi estendere questa opportunità anche agli over 29. E, magari, smetterla di configurare il servizio contando sugli straordinari dei dipendenti anziché partendo dalla pianta organica".  

Infine l'appello, provocatorio ma non troppo, alla Regione Toscana: "Per riformare il settore in modo efficace, bisogna smettere di far partire i bus 'a orario' e farlo 'a frequenza', come accade per la tramvia - dichiara Milli -. Ma per fare questo serve la politica. E se non si riescono a fare 100 corse, c'è una sola cosa da fare: la Regione le tagli: meglio farne 80 per bene, piuttosto che 100 male. Altrimenti si continuerà con le fandonie che si leggono sui pannelli elettronici alle fermate".

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