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La denuncia: “Dieci ore di attesa al pronto soccorso, alla fine sono venuto via”

Un paziente: “Coda lunghissima e gente esasperata. Alle 6 del mattino mi sono arreso”

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È entrato al pronto soccorso di Torregalli poco dopo le 20 ed è venuto via alle 6.15 senza neanche aver firmato le dimissioni “perché la stampante era rotta”. Un nuovo caso di “attesa infinita”, uno dei tanti, vista la carenza di personale ormai cronica denunciata dai sindacati che nell’ospedale fiorentino si è aggravata nelle prime settimane del 2024 con una serie di dimissioni, dovute essenzialmente ai carichi di lavoro troppo pesanti.

“Avevo dalla mattina un dolore al petto, non continuo ma a intervalli piuttosto regolari e mi sono preoccupato - racconta Stefano (nome di fantasia, ndr) 49 anni - Sono arrivato poco dopo le 20 e piuttosto rapidamente mi hanno fatto l’elettrocardiogramma, esami del sangue, misurato la pressione e due domande di rito. Fin qui niente da dire, anzi”. È nelle ore successive che la situazione è in qualche modo “precipitata”. “Una volta visti gli esami, mi hanno schiaffato nel corridoio dove c’era già tantissima gente in attesa, senza dire niente. Dopo un’ora e mezzo sono passati a chiedere il cognome e mi comunicano che ho davanti 75 persone”. 

“Nel corridoio - aggiunge - c’era veramente di tutto”. E con il passare delle ore le persone hanno iniziato a spazientirsi, prendendosela anche con i sanitari: “Chi urlava, chi si lamentava e qualcuno insultava. È comprensibile che chi sta in coda per ore, non certo per una gita di piacere, alla fine sia esasperato. Eppure gli infermieri correvano su e giù senza fermarsi un attimo. È evidente che manchi personale, si continua a tagliare sulla sanità e i risultati sono questi”.

La coda è andata scemando molto lentamente, senza però che ci fosse alcuna indicazione, neppure di massima, sui tempi di attesa. “Alle tre mi sono alzato per chiedere quante persone avessi davanti; erano otto. Alle 4 mi hanno nuovamente misurato la pressione, poi sono arrivate un altro paio di urgenze con l’ambulanza e i tempi si sono per forza allungati. Alle 6.15, ero davvero sfinito, mi hanno risposto che ero il sesto della fila. Ho domandato quanto avrei dovuto ancora aspettare e poiché stavano arrivando ulteriori urgenze, c’era il rischio concreto di restare lì almeno fino alle 10 o addirittura mezzogiorno. A quel punto, visto che gli esami sembravano rassicuranti, ho deciso di andarmene. E senza firmare le dimissioni perché la stampante si era rotta…”.

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