Cronaca

Coronavirus, assembramenti nelle città: rischio nuovo Dpcm per l'Italia?

Potrebbe ricalcare il modello della Germania: coprifuoco, chiusure anticipate dei negozi, stop alla libertà di movimento. Ma ci sarà anche la deroga per gli spostamenti tra piccoli comuni

Il governo di Giuseppe Conte valuta un nuovo Dpcm che trasformi tutta l'Italia in zona rossa o arancione da Natale 2020 a Capodanno 2021 o forse addirittura fino al 7 gennaio. La nuova stretta, anticipata ieri mentre si discuteva degli spostamenti tra i comuni e che potrebbe essere invece "a singhiozzo" (ovvero suddiviso in brevi periodi a ridosso delle feste), è stata annunciata ieri durante la riunione dei capodelegazione dopo che i numeri degli ultimi bollettini della Protezione Civile hanno certificato il rallentamento della discesa; in più, spaventano le immagini degli assembramenti nelle vie dello shopping nelle città. E c'è anche chi ipotizza direttamente un lockdown hard a Natale. 

Il Dpcm del 3 dicembre 
 

Un nuovo Dpcm per l'Italia zona rossa o arancione da Natale a Capodanno?

Oggi per fare il punto della situazione si vedranno i capidelegazione della maggioranza con gli esperti del Comitato tecnico scientifico e i ministri Luciana Lamorgese (interni), Francesco Boccia (Affari regionali) e Alfonso Bonafede (Giustizia). Sul tavolo del governo ci sono tre scenari: portare l'Italia in zona rossa o arancione per otto giorni dal 24 dicembre al primo gennaio, oppure nei giorni festivi e prefestivi (24-27 dicembre, 31 dicembre - 2 gennaio e dal 5 al 7 gennaio, oppure direttamente dal 24 dicembre al 7 gennaio). E lo strumento per il mini-lockdown di Natale, ha scritto ieri l'agenzia di stampa Ansa, sarà un nuovo decreto ministeriale che contemporaneamente potrebbe recepire anche la famosa deroga agli spostamenti nei piccoli comuni sotto i cinquemila o i quindicimila abitanti su base territoriale. Sul tavolo dell'esecutivo ci sono allo studio:

  • interventi per fermare gli assembramenti nelle vie dello shopping e nei centri delle grandi città attraverso maggiori controlli;
  • chiusure anticipate degli esercizi commerciali;
  • coprifuoco potenziato con la stretta su bar e ristoranti, e limitazioni agli spostamenti tra regioni (che si interromperanno già dal 21 per effetto del Dpcm 3 dicembre) e all'interno dei territori.

Insieme, il governo dovrebbe consentire di uscire dai comuni al di sotto dei 5mila abitanti con un limite di raggio d'azione chilometrico (si parla di 20 o 30 chilometri) attraverso una mozione di maggioranza che verrebbe discussa e approvata mercoledì in Senato bocciando quella del centrodestra che invece punta a far saltare il blocco per tutti i comuni. Viene quindi data per acquisita la scelta di consentire una possibilità di spostamento il 25, 26 dicembre e l'1 gennaio fuori dal territorio comunale, a chi abiti nelle cittadini più piccole. 

L'obiettivo - spiega una fonte di governo all'agenzia di stampa Agi - è applicare il modello Merkel, che ha evocato un lockdown duro presentando misure anti-Covid più stringenti in vigore dal 16 dicembre. Sulla linea rigorista soprattutto i ministri Boccia e Franceschini ma anche il premier Conte e le altre forze politiche della maggioranza. L'eventualità di estendere le misure ora applicate per le zone rosse e arancioni anche alle regioni gialle nei giorni critici sul modello Merkel porterebbe quindi ad una stretta in primo luogo sui negozi e poi sulla libertà di movimento per scongiurare il rischio della terza ondata che ieri è stato prefigurato dall'Istituto Superiore di Sanità dopo le festività. 

Italia zona rossa da Natale: la stretta fino a Capodanno o alla Befana

Il Corriere della Sera annuncia oggi che Conte ha intenzione di lanciare un appello su Facebook prima del varo dei nuovi provvedimenti. E fa sapere che stamattina toccherà al Cts delineare i vari scenari e poi suggerire i rimedi adeguati a evitare che quanto accadrà durante le festività faccia nuovamente impennare la curva epidemiologica. Tenendo anche conto della riapertura delle scuole prevista per il 7 gennaio (e che potrebbe essere rimandata, anche se il governo ad oggi non può permettersi una retromarcia sul punto). Il quotidiano spiega che saranno i prefetti a individuare i luoghi dove dovrà essere bloccata la circolazione:

La vera insidia arriva dagli affollamenti nelle vie dello shopping e nei centri storici, dove bar e ristoranti possono rimanere aperti fino alle 18. Su esercizi commerciali e locali pubblici la stretta sarà pesante. L’ipotesi è una modifica al Dpcm in vigore che ora ne prevede l’apertura per i giorni festivi. Si torna indietro, si pensa alla serrata. 

Oggi si deciderà se far scattare il provvedimento già il 19 e 20 dicembre - come vorrebbe l’ala rigorista del governo - o se invece slittare a ridosso del Natale. "Il problema è che noi il 7 gennaio dobbiamo riaprire tutto, a cominciare dalle scuole - spiega un ministro a La Stampa - e non possiamo rischiare di non farlo perché qualcuno vuole andare a fare shopping o a cambiare i regali di Natale". Il quotidiano di Torino delinea tre ipotesi per il lockdown delle feste: 

  • la linea dura di Speranza prevede la chiusura di tutti i negozi ad eccezione di chi vende beni essenziali, consentendo deroghe agli spostamenti per il pranzo con i parenti; 
  • in una versione più soft le restrizioni più rigorose varrebbero dal 24 dicembre al 2 gennaio;
  • la terza opzione prevede la variante zona arancione, che vieterebbe lo spostamento tra i comuni ma lascerebbe aperti i negozi.

Sempre secondo il quotidiano si valuta di anticipare al 19 il blocco degli spostamenti, ma molte persone hanno già prenotato treni e aerei per raggiungere amici e parenti. Possibile anche l’anticipazione del coprifuoco dalle 22 alle 20 o addirittura alle 18. Secondo Repubblica le stime, in assenza di una stretta più pesante di quella già prevista, prevedono a fine gennaio un picco di morti fino a due volte superiore a quello già toccato.

Mini-lockdown: l'ipotesi di una stretta "a singhiozzo" tra Natale e la Befana

Il Messaggero invece spiega che le nuove misure restrittive che potrebbero essere, nelle zone a più basso indice di contagio, di tipo “arancione”: negozi aperti, ristoranti chiusi, divieto di superare i confini del proprio Comune.

La stretta potrebbe essere a singhiozzo: cominciare da sabato e domenica prossimi, riprendere dal 24 al 27 dicembre; ripartire di nuovo dal 31 dicembre al 2 gennaio e dal 5 al 6 gennaio. Sempre che, come suggerisce il Cts, non si decida invece per un periodo più lungo: da sabato prossimo al 10 gennaio.

Il quotidiano precisa anche che a decidere il dietrofront è stato un vertice d’emergenza convocato ieri sera da Giuseppe Conte, con i capidelegazione Dario Franceschini, Roberto Speranza, Alfonso Bonafede, Teresa Bellanova e i ministri Francesco Boccia e Federico D’Incà. Una sorta di gabinetto di guerra aperto dai report allarmati di Franceschini (Cultura), Speranza (Salute) e Boccia (Regioni).

In un'intervista al Corriere della Sera il ministro Boccia già prefigura le intenzioni del governo sulla stretta: "Dobbiamo dirci fino in fondo se la pausa natalizia deve servirci a mettere in sicurezza il Paese o se deve essere guidata solo dalla volontà di favorire il business. In questo momento affari e salute non solo conciliabili. E ho il massimo rispetto per chi ha sulle spalle il peso delle attività economiche. Dobbiamo metterci in testa che quando c’è un’epidemia e non c’è un farmaco, bisogna evitare gli spostamenti. Non lo dico io, ma la scienza. Noi del Pd come ha ribadito Zingaretti vogliamo misure più restrittive, altro che apertura. Quanto all’economia, il governo ha stanziato in miliardi il più grande piano dal Dopoguerra".

Il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha invece una modesta proposta come quella di Jonathan Swift: "Dovremmo fare un lockdown durante le vacanze di Natale come la Germania, ma gli italiani farebbero la rivoluzione. Purtroppo non siamo pronti a misure così dure, ma serve un piano rigoroso per ridurre i contatti ed evitare che la terza ondata si innesti direttamente nella seconda. Affidare tutto alla responsabilità individuale è un rischio che non possiamo permetterci. Paghiamo mesi di disagio e la gente non vede l’ora di uscire.Mi rendo conto sia impopolare dirlo, ma non è il momento: rischiamo una tempesta perfetta". La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa invece in un'intervista a Repubblica ha criticato gli assembramenti a Bologna: "C’è gente che non capisce la fase che stiamo attraversando e questo è molto grave. Sono come quelli che continuavano a suonare il violino sul Titanic. Io vorrei far notare che Angela Merkel ha appena annunciato il lockdown generale. Gli assembramenti sono un problema di salute pubblica". 
 
 

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