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Cronaca

Artisti contro la guerra: "Il popolo russo non vuole questo, preghiamo per l'Ucraina"

Tre artisti raccontano la "loro guerra"

"Il primo giorno di guerra ho avuto un attacco di panico in piena notte. È stata la prima volta in tutta la mia vita che ho avuto un attacco di panico", racconta Natalia Marchuk. "Sono nato nel 1950, 5 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi non riusciamo a credere che le truppe russe siano arrivate con una missione di guerra e stiano distruggendo la città che i loro padri e nonni hanno ricostruito", spiega Aleksandr Vishnevetskiy. "Sto viaggiando verso il confine dell’Ucraina, cercando di aiutare mia madre e mia nonna ad attraversarlo e raggiungere un posto sicuro. Mia nonna compie 98 anni fra qualche giorno", così parla Kseniya Oudenot mentre il suo mondo e quello della sua famiglia si sgretola sotto le gomme dell'auto che la sta portando vicino alla guerra.

Salvi dalle bombe, ma solo fisicamente: queste sono le testimonianze dei tre artisti che lo scorso ottobre erano presenti alla Florence Biennale, la Mostra internazionale di arte contemporanea e design di Firenze.

La manifestazione dal 1997 è impegnata nel racconto interculturale e interdisciplinare, nel far dialogare i popoli attraverso la cultura e l'arte, per questo motivo la direzione non può che condannare la violenza che si sta consumando in Ucraina. Da qui nasce l'idea di coinvolgere gli artisti ucraini presenti all'edizione dell'anno scorso per chiedergli quale sia il loro stato d'animo, se sentono la vicinanza della comunità artistica e se, secondo loro, l'arte possa essere d'aiuto in un momento tanto tragico.

David di Michelangelo coperto di nero contro la guerra

Aleksandr Vishnevetskiy: il ricordo della ricostruzione di Kiev fianco a fianco dei russi dopo la Seconda Guerra Mondiale

"Questo è il mio messaggio per il mondo: preghiamo e speriamo per il meglio, tutti insieme, per l’Ucraina. Mi chiamo Aleksandr Vishnevetskiy e sono nato a Kiev in Ucraina. Per trent’anni ho vissuto con la mia famiglia negli USA. Sono fortunato ad essere nato in una città storica come Kiev, una delle città più belle al mondo. Sono nato nel 1950, 5 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. A scuola ho studiato la storia della guerra e visto le immagini della nostra splendida città ridotta in rovina. Abbiamo perso molti familiari durante la guerra e le famiglie dei nostri vicini hanno subito le stesse perdite. Ci è voluto molto tempo per ricostruire Kiev e riportarla al suo splendore".

"Oggi non riusciamo a credere che le truppe russe siano arrivate con una missione di guerra e stiano distruggendo la città che i loro padri e nonni hanno ricostruito dopo la seconda guerra mondiale".

"La mia famiglia ha lasciato l’Ucraina dopo la tragedia di Chernobyl. I russi e gli ucraini si erano uniti per salvare le nostre famiglie da questo terribile evento. I soldati russi e ucraini si sono recati per primi a Chernobyl per evitare alla città una terribile tragedia e hanno perso la vita".

Dal passato al presente: "Oggi migliaia di ucraini, madri con bambini, hanno attraversato il confine con i paesi vicini per salvarsi la vita. La mia famiglia è passata attraverso il processo di immigrazione e tutti conosciamo le difficoltà di questo processo, quanto tempo e quanta forza ci vuole per superare questo difficile percorso. Oggi i nostri cuori stanno soffrendo e molti dei miei amici stanno piangendo. Non possiamo credere che stia accadendo e che le truppe russe abbiano la terribile missione di mettere le città ucraine in rovina".

"Sono sicuro che la maggioranza del popolo russo non vuole questo e si oppone alla missione politica del suo governo. Preghiamo e speriamo per il meglio, tutti insieme, per l’Ucraina", infine l'accorato appello di Vishnevetskiy affinché le bombe non colpiscano più gli ospedali e le abitazioni dei civili.

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Il racconto di Kseniya Oudenot, in viaggio verso il confine ucraino per salvare la madre e la nonna

"È difficile da descrivere. Sono sotto shock, arrabbiata per la situazione ed estremamente triste per tutto il dolore che la mia nazione sta attraversando. Il mio cuore è straziato e la mia mente si interroga su cosa fare e come aiutare. Ma è impossibile aiutare tutti, e vedere come civili e bambini innocenti vengono uccisi e privati di tutto ciò che amavano, derubati del loro futuro è più che straziante. Ora sto viaggiando verso il confine dell’Ucraina, cercando di aiutare mia madre e mia nonna ad attraversarlo e raggiungere un posto sicuro. Mia nonna compie 98 anni fra qualche giorno, quindi il loro viaggio è stato davvero sfidante, ma le persone e le organizzazioni umanitarie le hanno aiutate a farcela. Poterle finalmente rivedere è una gioia. Piangiamo di tristezza e paura per tutti i nostri cari che sono rimasti in Ucraina e che ora sono in pericolo. Il futuro non è mai stato così poco chiaro".

Alla domanda se la comunità artistica le sia stata, e le sia tutt'ora vicina, ha risposto così: "Sì, il supporto è incredibile, è davvero commovente vedere tanta gentilezza e assistenza così genuine".

"Credo che in tempi così disperati l’intervento sul campo sia quello che conta di più. Ma anche l’arte ha ovviamente la sua importanza, poiché ha il potere di guarire, riflettere e registrare questi eventi affinché le generazioni future possano vedere e imparare dalla nostra esperienza".

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Natalia Marchuk e la speranza che l'arte possa essere un'alleata potente per combattere la disinformazione

"È piuttosto difficile esprimere i miei sentimenti e il mio stato d’animo attuali a parole. Questa situazione ha capovolto il mio mondo. Sono piuttosto sopraffatta, contrariata, non riesco a dormire e sono stanca ma cerco di farmi forza e soprattutto sono davvero arrabbiata", spiega Marchuk.

"Il primo giorno di guerra ho avuto un attacco di panico in piena notte. È stata la prima volta in tutta la mia vita che ho avuto un attacco di panico, l’intera nottata mi è sembrata surreale. I miei amici a Kiev mi mandavano messaggi dicendomi che erano stati svegliati dalle bombe. È stato poche ore prima dell’alba. Ma i miei amici artisti sono stati forse i primi a reagire e a scrivermi quella notte, a controllare come stavo e alla fine mi hanno aiutato a calmarmi. Molti di loro erano gli stessi che protestavano insieme a me a New York 20 giorni prima. Era un raduno di artisti che avevo organizzato e chiamato “Make Art, Not War” per i creativi della città per attirare l’attenzione sul problema e prevenire la guerra. Quella notte ci siamo sentiti tutti come se avessimo fallito".

"Ho sempre considerato l’arte come un mezzo molto potente. E la cultura è l’anima di una nazione. C’è un motivo per cui i militari russi stanno prendendo di mira i nostri monumenti, bombardano i memoriali e distruggono le opere d’arte (oltre a tutto il resto). C’è un motivo per cui in passato, quando ci hanno tolto l’indipendenza, assassinavano artisti e scrittori e cercavano di stabilire ciò che gli artisti sono autorizzati a fare".

Con l'aiuto di un detto Natalia spiega alla perfezione quanto un'immagine possa veicolare per secoli importanti significati: "C’è un detto molto abusato: Un’immagine vale un milione di parole. Con un’opera d’arte puoi sollevare tante discussioni e provocare il pensiero critico, sia che tu sia un artista attivista o che cerchi semplicemente di documentare gli eventi attuali. In questo caso, l’arte diventa un forte strumento educativo".

"Che mi crediate o no, ci sono ancora pazzi furiosi là fuori che credono che Putin ci stia aiutando, e non che stia uccidendo i nostri figli, e c’è persino un sacco di gente in Russia che pensa che non ci sia nessuna guerra. Gli aggressori sanno dell’arte e ne hanno paura, ne hanno sempre avuto. Vi invito a non aver paura a proiettare voi stessi, i vostri sentimenti e i vostri pensieri in questo momento sulle opere d’arte, in qualsiasi tecnica o mezzo usiate. Promuovete il vostro lavoro sulle vostre piattaforme, parlate e aiutate l’Ucraina in qualsiasi modo possiate. Noi siamo la voce della nostra generazione. Questo è il nostro compito".

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