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Antiquario fiorentino acquista vecchi manoscritti sul web: sono autografi di Napoleone Bonaparte

Provengono dall'archivio segreto dell'imperatore. Restituiti ai carabinieri e riconsegnati alla Francia

Un piccolo, preziosissimo tesoro di carta composto da sei manoscritti databili tra il 1814 ed il 1815, provenienti dall’archivio segreto dell’imperatore Napoleone I Bonaparte, è stato intercettato sul mercato antiquario fiorentino e restituito alla Francia dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico e culturale.

I manoscritti erano stati acquistati sul web da un antiquario fiorentino che, dopo averli esaminati, rendendosi conto dell’importanza che potevano rivestire, aveva direttamente contattato il ministero della cultura francese. Comprati a 2.000 euro – una cifra irrisoria - erano arrivati a Firenze da Milano, via Venezia.

Su uno di essi, una lettera del 1814, un’annotazione di pugno dell’imperatore Napoleone I che apostrofa il suo stesso archivista come “traditore”. La corrispondenza inizia immediatamente dopo la prima abdicazione di Napoleone nell’aprile del 1814, quando era ancora a Fontainebleau, e termina il 21 marzo 1815, all’indomani del ritorno dell’imperatore dall’esilio sull’isola d’Elba.

E' stato un controllo amministrativo a permettere ai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze di recuperare i manoscritti, nel marzo 2019. L'antiquario ha detto ai militari di aver avuto notizia dal ministero della cultura francese, proprio in quei giorni, che trattandosi di beni ritenuti parte integrante del patrimonio archivistico nazionale, lo stesso ministero d'oltralpe avrebbe avviato le procedure per rivendicarli.

L’antiquario, in buona fede, li ha quindi consegnati spontaneamente ai carabinieri che ne hanno ripercorso i passaggi, dalla fuoriuscita dal territorio francese alla loro riemersione in Italia. Quei manoscritti, ai sensi della legge francese (analoga a quella italiana), sono infatti di proprietà pubblica e dunque inalienabili, non esportabili e non commerciabili.

La consegna da parte del commerciante fiorentino ai carabinieri, guidati dal comandante Lanfranco Disibio, ha consentito a questi ultimi di intraprendere con l’ambasciata francese le azioni opportune per facilitarne la restituzione senza che fosse necessaria una formale azione di rivendica giudiziaria o diplomatica.

"Mentre il valore venale dei beni restituiti può essere stimato in alcune decine di migliaia di euro, quei manoscritti, fornendo importanti informazioni sulla composizione degli archivi segreti di Napoleone e sulle vicende che li riguardarono nel corso della prima Restaurazione, hanno un valore storico incommensurabile" dichiarano gli 'investigatori dell'arte' dell'Arma.

E mentre l'Italia ha restituito alla Francia i manoscritti napoleonici, la Francia ha restituito all’Italia una scultura in marmo di Arturo Dazzi, “Sogno di bimba”, raffigurante una fanciulla dormiente (Antonella, la figlia dell'artista toscano) oltre a un frammento di testa in marmo di un Dioscuro da un sarcofago d'età severiana (III secolo d.C.) e un frammento di scultura in marmo riproducente la gamba femminile di una Venere al bagno del XVII secolo, ispirata a modelli classici. I beni erano stati sequestrati dalla brigata doganale di Port-Vendres a due trafficanti d'arte francesi.

La cerimonia di restituzione di beni culturali tra Francia e Italia è avvenuto presso l’ambasciata francese in Italia, alla presenza dell’ambasciatore Christian Masset e del generale Roberto Riccardi, comandante dei carabinieri tutela patrimonio culturale.

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