Odori sgradevoli, acque piene di schiuma, rumori e fumi: tutte le segnalazioni dei fiorentini all'Arpat

Report dell'agenzia regionale dell'ambiente sulle segnalazioni 2019. Le situazioni più critiche a Firenze, Barberino Val d'Elsa, Calenzano, Figline e Reggello

Sono 264 le segnalazioni riguardanti Firenze e provincia fatte dai cittadini ad Arpat nel 2019: l'argomento 'principe' è quello dei cattivi odori, seguito dagli scarichi di acque reflue.

Tra le segnalazioni di maleodoranze, in alcuni casi attribuite ad attività produttive mentre in altri a fonti non individuate, ce ne sono state alcune piuttosto ricorrenti, segnala Arpat, attribuite a certe tipologie di attività produttive.

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Le maggiori criticità, in questo senso, sono state individuate nei comuni di Barberino Val d’Elsa, Calenzano, Figline Valdarno – Incisa, Firenze e Reggello.

A Firenze - spiega Arpat - "sono molte e ricorrenti le segnalazioni di cattivi odori, anche notturni, percepiti in zona Via del Pesciolino ed attribuiti all’impianto di conglomerati bituminosi posto in località Argingrosso – Poderaccio".

Gli accertamenti compiuti da Arpat e gli elementi acquisiti nelle ispezioni, non hanno consentito di correlare con certezza a questo impianto le maleodoranze segnalate in orari notturni.

Tuttavia, dal controllo dei documenti di trasporto è emerso che la ditta aveva effettivamente svolto in orari notturni la produzione di conglomerato bituminoso.

Durante i sopralluoghi presso l’insediamento, i tecnici di Arpat non hanno percepito cattivi odori pur essendo visibile il fumo di color bianco fuoriuscire dal camino dello stabilimento; nel contempo veniva rilevato il fumo nero e un forte odore di plastica bruciata provenire da est, oltre la recinzione della ditta, da un’area sulla quale erano presenti alcune baracche e un furgone.

Arpat ha riferito agli enti gli esiti dei propri accertamenti, ipotizzando che i cattivi odori ed i fumi di colore scuro molte volte segnalati dai cittadini potessero provenire da accampamenti abusivi vicini all’impianto in questione e che gli odori di plastica bruciata potessero essere riconducibili alla combustione di rifiuti e plastiche, pratiche irregolari vietate e sanzionate.

"Da ulteriori elementi acquisiti – precisa Arpat – è stato confermato che le maleodoranze segnalate dagli abitanti in zona Via del Pesciolino sono spesso effettivamente attribuibili ad attività irregolari di incendi ed abbruciamenti di rifiuti presso gli accampamenti abusivi adiacenti all’impianto di conglomerati bituminosi".

Due invece, nello specifico, le attività produttive che a Barberino Val d’Elsa hanno ricevuto segnalazioni ricorrenti per cattivi odori: la fonderia e la distilleria.

Gli accertamenti e le valutazioni effettuate da Arpat presso la fonderia sulle diverse matrici ambientali (acqua, rifiuti, aria, sorveglianza radiometrica, rumore) nell’ambito dell’ispezione, hanno evidenziato alcune non conformità ed irregolarità e la necessità di adottare azioni di miglioramento.

Relativamente alle emissioni diffuse, una delle cause è stata individuata nelle diverse aperture dei capannoni dove si svolge la produzione che favoriscono la fuoriuscita di polveri e odori, sia durante la loro formazione sia con l’immissione di aria esterna che solleva le polveri presenti all’interno dell’edificio.

Un’altra diffusione di polveri proviene dal piazzale esterno posto sul retro dello stabilimento dovuta al vento e al transito di veicoli.

Accertamenti e valutazioni tecniche sono state effettuate da Arpat presso la distilleria di Barberino Val d’Elsa anche nell’ambito del procedimento autorizzativo per il rilascio alle emissioni in atmosfera.

Dalle verifiche sono emerse irregolarità sulla gestione dei rifiuti e inosservanze alle prescrizioni autorizzative, oltre alla necessità di intervenire sulle emissioni odorigene rilevate anche dai tecnici di Arpat e tuttora persistenti, come evidenziano le segnalazioni dei cittadini pervenute anche nei primi mesi del 2020.

"Individuare l’origine dei cattivi odori non è facile né per i cittadini che li percepiscono né per gli organi di controllo" spiega ancora Arpat in una nota.

"Spesso la percezione delle maleodoranze è soggettiva e variabile a seconda delle condizioni atmosferiche, delle oscillazioni dei sistemi produttivi nonché della sovrapposizione tra maleodoranze di diversa provenienza".

"In questo caso – afferma il responsabile del Dipartimento di Firenze di quel periodo, Alberto Tessa – la specifica tipologia di odore e l’osservazione diretta hanno reso possibile individuare la causa principale dei cattivi odori e polveri segnalate dagli abitanti di Barberino Val d’Elsa.

"Con gli accertamenti iniziati nel 2019 e conclusi in questi ultimi mesi i tecnici di Arpat hanno individuato nelle emissioni della distilleria la principale causa dei cattivi odori e polveri segnalate dagli abitanti di Vico d’Elsa o di località Zambra" aggiunge Tessa.

In particolare, nei giorni e nelle ore in cui si verifica l’inversione termica, i fumi, i cattivi odori, gli inquinanti e le polveri prodotti dalla distilleria, invece di disperdersi in atmosfera si schiacciano verso terra e quindi possono essere particolarmente disturbanti per i cittadini che abitano nelle zone di ricaduta.

Sulla risoluzione delle problematiche odorigene di questo insediamento, continuano gli approfondimenti in collaborazione tra l’Arpat, il Comune e la Regione.

A Calenzano sono ricorrenti le segnalazioni attribuite all’attività di una fonderia per fumi e cattivi odori, nonché per la presenza e diffusione di polveri ferrose scure e di particelle metalliche rugginose anche sulle auto in sosta.

I risultati delle indagini di Arpat, condotte anche attraverso la caratterizzazione dei rifiuti, non hanno tuttavia dimostrato una correlazione univoca e certa tra le problematiche segnalate e la ditta controllata, le cui emissioni risultavano rispettare i limiti autorizzati.

L’azienda ha comunque previsto l'esecuzione di opere di mitigazione delle emissioni di polveri e odori quali l'installazione di sistemi di nebulizzazione di sostanze deodorizzanti e la dotazione di sistemi in continuo per la verifica delle polveri.

Arpat ha evidenziato anche la necessità di richiedere alla fonderia di rivedere lo studio sulla diffusione e ricaduta al suolo di polveri sottili emesse dai propri impianti.

Miglioramenti in termini ambientali sono prevedibili con la sostituzione dell'impianto di aspirazione già autorizzato dalla Regione, comprendente anche l'esecuzione di alcune opere di contenimento del rumore e delle polveri.

"Diversamente dalla distilleria, dagli accertamenti compiuti – commenta Tessa – sin dall’inizio non c’era la certezza che ci fosse un’unica fonte di maleodoranze, considerata la diffusa presenza di attività produttive in quella zona e la particolare vicinanza dell’autostrada".

Per questo Arpat ha proposto al Comune un progetto di raccolta, validazione ed elaborazione modellistica delle segnalazioni di emissioni odorigene avvertite dai cittadini in zona Settimello.

"La collaborazione tra Comune ed Arpat – prosegue Tessa - ha nel tempo consentito di individuare anche altre potenziali sorgenti odorigene come ad esempio combustioni abusive di rifiuti su un cantiere e le emissioni in atmosfera di un’altra fonderia."

Nello scorso mese di aprile inoltre, durante il periodo di chiusura della fonderia, il Comune ha ricevuto segnalazioni di maleodoranze in zona Settimello imputabili anche ad altre attività rimaste in funzione durante l’emergenza sanitaria.

Numerose sono le segnalazioni per le maleodoranze prodotte dall’impianto di conglomerati bituminosi posto a Figline Valdarno, in località Draga, a confine col Comune di San Giovanni Valdarno.

Arpat ha negli anni effettuato diversi accertamenti presso l’impianto, anche per le numerose segnalazioni di odori molesti pervenute dai cittadini, rilevando difformità nelle autorizzazioni ed irregolarità sulla gestione di rifiuti e sulle emissioni in atmosfera, nonché la mancanza di un idoneo sistema di abbattimento degli odori provenienti dalle proprie lavorazioni, compresa la fase di riscaldamento del bitume.

In osservanza alla diffida regionale, l’azienda ha proposto di installare e rendere operativo uno strumento di registrazione e controllo in continuo delle ore lavorate, che monitori il corretto funzionamento dell’impianto, sul quale Arpat ha evidenziato alcune criticità che la Regione ha chiesto alla ditta di superare.

A Reggello sono ricorrenti le segnalazioni di problemi odorigeni attribuite allo stabilimento chimico–farmaceutico, un’azienda a rischio di incidente rilevante autorizzata.

Nelle ultime ispezioni e valutazioni di Arpat, sono state individuate alcune criticità sulla gestione delle emissioni in atmosfera che potrebbero rappresentare una causa delle numerose segnalazioni di cattivi odori.

Per questo è stato evidenziato agli enti l’opportunità di richiedere alla ditta una revisione organica quali-quantitativa del sistema e delle linee di captazione. Le criticità rilevate saranno comunque valutate in sede di riesame.

Corsi d'acqua: colorazioni anomale e animali morti

Dopo le problematiche odorigene, sono i corsi d’acqua a ricevere il maggior numero di segnalazioni specificatamente riferite al territorio di Firenze, dove i cittadini si preoccupano delle schiume o delle colorazioni anomale dell’acqua o della presenza di animali morti nei torrenti Mugnone e Terzolle.

Sono ricorrenti negli anni le segnalazioni per la presenza di schiume, di acqua di colore anomalo o di animali morti nel Mugnone nelle zone di: Via G. Pepe, Via Caracciolo, tratto tra il ponte Via delle Riffe e ponte Via Borghini, ponte di Via Settembrini, ponte Rosso, ponte Ranieri Bustelli, Via Fusinato, Via di Lapo, ponte alla Palancola, Via Boccaccio, piazza delle Cure, ponte alla Badia, Via Salviati, ponte dei Bersaglieri all’altezza di Viale Milton, in località Manzolo al confine tra Firenze e Fiesole.

Gli accertamenti compiuti in questi anni dai tecnici di Arpat hanno talvolta rilevato la presenza di schiume bianche non attribuibili a una precisa causa e per le quali si è ipotizzato si trattasse di un fenomeno naturale, dovuto agli episodi di pioggia dei giorni antecedenti al sopralluogo o a scarichi irregolari di acque reflue domestiche sulle quali per competenza è stato richiesto l’intervento della polizia municipale e del Comune.

In un sopralluogo i tecnici di Arpat hanno rilevato una fuoriuscita di liquidi anche saponosi da alcune fosse biologiche posizionate sulla riva sinistra del Mugnone nella zona di Via Boccaccio che è stato chiesto al Comune di far ripristinare.

La zona risulta servita da pubblica fognatura alla quale le utenze domestiche sono obbligate ad allacciare i propri scarichi.

Quale gestore della rete fognaria, Publiacqua è stata coinvolta su tutte le segnalazioni pervenute e ha verificato i propri impianti di sollevamento o scolmatori senza rilevare anomalie eccetto due casi: presenza di acque reflue nel Mugnone in corrispondenza di Via Fusinato – Via di Lapo, nel tratto compreso tra il ponte alla Badia e via Caracciolo, dove è stata rilevata la rottura di alcuni allacci di utenze private poi ripristinate; ostruzione dello scolmatore nei pressi di via Pimentel che è stato ripristinato, segnalando che permaneva una perdita probabilmente derivante da un impianto di smaltimento privato posto nelle vicinanze.

Anche sul Terzolle sono frequenti le segnalazioni per la presenza di schiume, di acqua di colore anomalo o di moria di pesci nelle zone di: ponte di Mezzo, Via del Terzolle, presso la passerella pedonale di fronte a Istituto ITI, tratto fra via Santo Stefano in Pane e Ponte di Mezzo, da Piazza Dalmazia, presso la Casa dello Studente, punto di immissione nel Mugnone (all’incirca in Via Ferdinando Bonaventura Moggi intersezione con Via Santucci e Via Balducci Pegolotti), ponte di servizio per i mezzi dell'ospedale di Careggi all'altezza della rotonda fra Via Bellincione, Via delle Gore e Via Aselli.

I tecnici di Arpat intervenuti in questi anni hanno ipotizzato che la presenza di schiume o le colorazioni anomale dell’acqua potessero dipendere da scarichi fognari e per questo è stato richiesto l’intervento della polizia municipale e del Comune.

Le verifiche effettuate da Publiacqua su queste segnalazioni non hanno evidenziato anomalie sui propri impianti. La causa della moria moria di pesci accertata nel luglio 2018 fu ipotizzata nella mancanza di ossigeno dovuta alla scarsità di acqua ed alle alte temperature.

Rumore

La problematica rumore rappresenta una criticità di questo territorio, ove si registrano numerose segnalazioni, riferite perlopiù a impianti di condizionamento e attrezzature di attività produttive o di esercizi commerciali o alle manifestazioni estive, qualcuna anche allo svuotamento dei cassonetti di rifiuti.

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A seguito di segnalazioni ricorrenti e su richiesta del Comune, Arpat ha effettuato accertamenti fonometrici per il disturbo derivante dal suono delle campane dalla chiesa di Barberino Val d’Elsa, rilevando il superamento dei limiti di legge stabiliti per il valore limite differenziale.

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