Appello bis / Novoli / Viale Alessandro Guidoni, 61

Processo Amanda Knox: "Confermate la condanna". Ma la sentenza slitta a giugno / VIDEO

Durante l'appello bis al tribunale di Firenze, il procuratore chiede la conferma per calunnia nei confronti di Lumumba. Dopo 17 anni, la parola fine al processo legato all'omicidio di Meredith Kercher non c'è ancora

Qui il link per seguire il canale whatsapp di FirenzeToday

Tutto rinviato al 5 giugno, data in cui sarà emessa la sentenza. Ha tenuto banco per anni sulle cronache mondiali e oggi, dopo quasi 17 anni, non è ancora arrivata la parola fine. Nel processo di appello bis la Corte d'assise di appello di Firenze presieduta dalla giudice Annamaria Sacco ha deciso di prendersi il tempo per decidere sulla conferma o meno della condanna per calunnia nei confronti dell'ex studentessa americana Amanda Knox, che oggi non era presente perché rimasta negli Stati Uniti coi due figli ed era rappresentata in aula dagli avvocati Luca Luparia Donati e Carlo Dalla Vedova.

Il fatto

Il 1 novembre del 2007 la studentessa inglese Meredith Kercher, 21 anni, fu trovata priva di vita, coi segni di una violenza e la gola tagliata nella sua camera da letto a Perugia, città dove stava facendo l'Erasmus. Fu subito un caso internazionale: sul banco dei sospettati finirono il congolese Patrick Lumumba, l'ivoriano Patrick Guede, l'americana Amanda Knox e l'italiano Raffaele Sollecito. Le cronache di tutto il mondo seguirono il processo per anni, un iter giudiziario finito anche davanti alla Corte Europea per i diritti umani. 

Il processo

Il processo ha visto cinque gradi di giudizio. Oltre a Guede al quale furono poi comminati 16 anni – l'ivoriano fuggì subito in Germania, venne arrestato il 20 novembre ed estradato in Italia il 6 dicembre – in primo grado nel 2009 furono condannati per omicidio anche Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Una accusa dalla quale i due furono scagionati due anni più tardi, nel 2011 quando all'americana fu comunque comminata una condanna di 3 anni per calunnia nei riguardi di Patrick Lumumba – non presente in aula e che oggi vive a Cracovia - da lei accusato nel memoriale stilato cinque giorni dopo la morte di Meredith in questura, ma risultato estraneo ai fatti. 

L'assoluzione dei due però durò poco: prima nel 2013 la procura di Perugia annullò la sentenza e poi la Corte d'assise d'appello di Firenze, sancì nuovamente la colpevolezza dei due imputati condannando la Knox a 28 anni e 6 mesi e Sollecito a 25 anni.

Due anni più tardi, nel 2015, la Cassazione annullò le condanne a Knox e Sollecito.

Dopo vari ricorsi, anche alla Corte Europea dei Diritti umani, il processo era tornato oggi in aula per stabilire se la condanna di Knox per calunnia potesse essere confermata sulla base del memoriale che lei stessa stilò in questura il 6 novembre del 2007 in cui accusò Lumumba, che conosceva essendo suo datore di lavoro in pub. Accusa per la quale il congolese restò due settimane in carcere come sospettato in attesa di maggiori indagini. L'ivoriano Guede invece, unico condannato, ha ottenuto la semilibertà nel 2019. 

Cosa c'era nel memoriale e la richiesta del procuratore

Come riporta il procuratore Ettore Squillace Greco – che nell'esposizione dei fatti ha chiesto la conferma della condanna - nel memoriale che 'inchiodò' Lumumba, Amanda Knox scriveva che il 1 novembre, giorno del delitto, aveva visto Meredith per l'ultima volta. Lei era uscita prima di casa mentre Knox e Sollecito erano usciti più tardi, per andare a vedere un film a casa di quest'ultimo.

Una volta terminato il film aveva ricevuto un messaggio da Lumumba “per il quale lavoro al pub Le Chic” nel quale si diceva che “non era necessario andassi a lavorare” perché non c'era nessuno e si ricordava di avergli risposto con “ci vediamo, buona serata” il che avrebbe significato “che non lo avrebbe incontrato di lì a poco”.

Poi il racconto si fa un po' confuso con passaggi, nel secondo foglio, come “ma la verità è che non sono certa della verità” sottolineando di “non sapere di che prove si tratti” in merito a quelle “schiaccianti” che avrebbe avuto la polizia sulla sua presenza nella stanza come delle discordanze con Sollecito nel racconto dei fatti fino ad arrivare al passaggio forse più importante riguardo Lumumba: “So di non aver  ucciso Meredith, di quello sono certa. Nel flash che sto avendo, vedo Patrick come l'assassino”.

La sentenza e le richieste degli avvocati

"Che la calunnia sia stata perpetrata, è stato riconosciuto da tutte le corti di appello" aveva detto al termine della sua lunga requisitoria, Carlo Pacelli, avvocato di Lumumba, chiedendo la conferma della condanna. 

Si è tornati in aula a seguito della decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo e l'introduzione dell'articolo 628 bis del codice di procedura penale che prevede la possibilità di chiedere l'eliminazione degli elementi cosiddetti “pregiudizievoli”. La Cassazione ha così accolto l'accoglimento di istanza degli avvocati di Knox. "La corte europea ritiene il memoriale una prova a favore di Amanda - ha osservato l'avvocato Luparia Donati - Il memoriale è una ritrattazione".

Per gli avvocati della Knox, si cercava un colpevole. "Nei giorni successivi Amanda ha raccontato di essere stata picchiata, indotta - ha sottolineato l'avvocato Dalla Vedova - Lei spiega quello che è successo quella sera. E l'errore è il messaggio 'ci vediamo dopo' che in inglese è traducibile con 'see you later' e significa tutt'altra cosa" con l'Italia che sarebbe stata condannata per "tortura psicologica: non lo dico io ma la Cedu". A questo si aggiungerebbe la sentenza di assoluzione che parla di "defaillance investigative" con "Amanda Knox non ha mai calunniato, motivo per cui abbiamo fatto ricorso alla Corte europea" chiedendo "l'assoluzione" dell'imputata.

La decisione della corte, anche a causa di un lungo dibattimento iniziato la mattina e terminato nel pomeriggio, slitta al 5 giugno. Anche in quel caso, non sarà presente Amanda Knox mentre è probabile quella di Lumumba.  

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Processo Amanda Knox: "Confermate la condanna". Ma la sentenza slitta a giugno / VIDEO
FirenzeToday è in caricamento