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Natale, sogni e desideri appesi all'albero della stazione di Firenze | FOTO

Ecco le speranze lasciate da fiorentini e turisti sul grande abete della stazione di Santa Maria Novella

Anche alla stazione di Santa Maria Novella è quasi Natale. Il ‘quasi Natale’ passa per le ritualità: addobbi, luci, colori, regali, carta da regalo, bancomat che strisciano, pensieri buoni, pensieri uguali agli altri dei giorni qualunque, religione, consumismo, amori, famiglia, amici. C’è un po’ tutto, il ‘minestrone’ è quasi pronto, ed è arrivato anche il freddo.

Compresi gli alberi di Natale. Che tuttavia non sono tutti uguali. Ci sono quelli negli atri dei palazzi istituzionali; quelli che si affacciano dalle vetrine dei negozi; quelli privati, di casa, dove si sistemano i regali. E poi c’è l’abete di Santa Maria Novella. La stazione, trampolino per chi arriva e si getta nel cuore di Firenze; rampa di lancio per chi punta tutto altrove; punto di approdo frettoloso per i pendolari; primo e ultimo assaggio turistico della città che ha dato i natali a Umanesimo, Rinascimento, Dante e Prospettiva.

STAZIONE - La stazione è un luogo che può essere triste e allegro allo stesso tempo, colorato e grigio, violento, rissoso ma anche leggero, ironico. Polemico e politico, con i binari dedicati alla Tav transennati e guardati a vista da personale addetto ad impedire l’accattonaggio molesto, con i vagoni dei “carri bestiame regionali” per studenti e lavoratori come ebbe a dire quasi un anno fa Enrico Rossi, il governatore della Toscana, quando si scagliò contro Ferrovie dello Stato. Contraddittorio fino all’osso, con le sue case e i suoi letti di cartone mischiati al via vai dei tablet.

Un luogo perfetto per il Natale: che è speranza, sogno, gioia, ma anche tristezza, malinconia, proprio quando l’anima si è rotta, quando sbatti contro un ‘no’ insopportabile. E per questo forse che l’albero di Natale dentro Santa Maria Novella, come lo scorso anno, si è nuovamente trasformato in un albero dei desideri. Un rito: amore, disegni dei bambini, messaggi all’innamorato-a. C’è chi si fa fare la foto mentre appende un messaggio dedicato alla moglie. Chi appende il biglietto appena scaduto, chi avanza il desiderio di un mondo senza selfie, chi appende il volantino della Cgil e della Uil sullo sciopero generale contro il Jobs Act. E poi i messaggi in inglese, spagnolo, cinese. I timidi, che scrivono un post-it in disparte e poi attendono il momento buono per appenderlo e non dare troppo nell’occhio. C’è chi piange l’assenza di una persona cara, chi la rivuole indietro. Chi chiede un lavoro, tanti. Chi passa e guarda, o meglio legge i pensieri degli altri. Chi testimonia che nonostante tutto, quel giorno, quando era quasi Natale, a Firenze, un istante di vita.

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