Cronaca

Oltre all'affitto facevano pagare il 'contributo sanificazione': smantellata 'azienda della prostituzione'

Oltre ai 250 euro veniva anche chiesto un contributo di 5 euro per la sanificazione. E alcune prostitute, particolarmente "diligenti", misuravano anche la temperatura con il termoscanner al cliente prima della prestazione

L'attività di supporto alla prostituzione, che secondo gli inquirenti durava da oltre un decennio, aveva permesso loro di accumulare un patrimonio di circa 300mila euro, costituito da immobili, contante e conti correnti, un suv, oltre che un ingente quantitativo di droga. Una “impresa criminale”, come è stato spiegato in conferenza stampa, precisa Forlìtoday, dato che gli utili venivano reimpiegati nello sviluppo e nell'espansione della stessa redditizia attività connessa alla prostituzione. Tutti beni che sono finiti sotto sequestro, gli appartamenti ai fini della confisca e il futuro riutilizzo per fini sociali.

L'indagine è costata a una coppia di quarantenni, un uomo e una donna di Faenza, la misura cautelare dell'obbligo di dimora. Per la donna, inoltre, è scattato anche l'arresto in flagranza perché durante il blitz, in un appartamento di Firenze, è emerso un quantitativo di circa 4,5 chili di marijuana. Con la donna arrestato anche un trentenne albanese. Sono dunque tre i soggetti che sono finiti nei guai nei giorni scorsi, quando la polizia di Stato ha eseguito misure cautelari e alcune perquisizioni, coordinate dalla squadra mobile di Forlì, ed eseguite anche dagli omologhi di Bologna, Firenze, Ravenna e dai commissariati di Imola e Faenza. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione irregolare e per il reato di autoriciclaggio.

Un posto a 250 euro a settimana

L'indagine è partita da Castrocaro Terme, dove era stato notato un viavai continuo da un appartamento. Movimento continuo da una casa del “casa del piacere” che aveva portato anche alle proteste dei vicini. Da tale attività alcuni mesi fa si è dipanata un'indagine che ha condotto appunto alla coppia di Faenza, formalmente imprenditori agricoli, ma di fatto - secondo le accuse - traevano la gran parte del loro reddito dalla “attività parallela”, vale a dire dare supporto logistico alle prostitute per 250 euro alla settimana. Tanto, infatti, era il costo del “posto”, vale a dire l'utilizzo dell'appartamento di proprietà (due a Castrocaro e uno a Firenze) o in affitto (a Imola), oltre che il "contorno", come gli annunci sui siti di appuntamenti, anche l'andare a prendere la prostituta alla stazione, rifornirla di vivande etc. Gli inquirenti stimano un giro di una decina di donne e transessuali che si alternavano sulle varie sedi. “La coppia era inserita in un circuito internazionale che permetteva l'arrivo delle prostitute dall'estero, specialmente da Sudamerica e Spagna”, spiega il capo della mobile Enzo Tarquini.

Oltre ai 250 euro, con il Covid, veniva anche chiesto un contributo di 5 euro per la sanificazione. E alcune prostitute, particolarmente "diligenti", misuravano anche la temperatura col termoscanner al cliente prima della prestazione. L'indagine ha constatato movimenti anomali sui conti correnti, nonché l'acquisto recente di due piccoli immobili a Castrocaro e uno a Firenze, mentre un quarto era a Imola in affitto, tutti gestiti dalla stessa coppia; il tutto a fronte di redditi che non potevano giustificare tale attività immobiliare. Per la polizia, in sostanza, il tutto sarebbe stato re-impiegato grazie all'autoriciclaggio dei proventi dell'attività sulla prostituzione.

“Oltre alle misure cautelari l'indagine ha mirato a ricostruire il reimpiego dei proventi, così da aggredire in modo più efficace e incisivo il patrimonio generato dall'attività illecita, modalità anche con maggiore valore deterrente. Al termine dell'iter giudiziario tali beni potranno essere confiscati e utilizzati a fini sociali”, conclude Tarquini.

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