Il caso / Centro Storico

Affitti brevi: colpo di scena sul ricorso al Tar, slitta tutto

Il giudice ha rinviato la decisione: il provvedimento approvato dal Comune, potrebbe decadere

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Sarebbero per così dire cambiate le carte in tavola a gioco fermo. E questo avrebbe creato problemi anche per le decisioni del Tar. Si potrebbe riassumere così quel che è accaduto nella querelle tra Comune, singoli proprietari e aziende sugli affitti brevi, che aveva portato al ricorso al tribunale amministrativo regionale. Ricorso al Tar per il quale il 9 maggio, molti attendevano il suo responso. 

Il caso

Nell'autunno scorso Palazzo Vecchio aveva approvato una variante al regolamento urbanistico – entrata subito in vigore - con l'intento di porre un freno alle registrazioni di nuovi alloggi da destinare ad affitti brevi nell'area Unesco, una misura presa per contrastare il turismo toccata e fuga e in risposta alla mancanza da parte del governo “di una legge in materia di regolazione di affitti turistici brevi” come aveva sottolineato il sindaco Dario Nardella.

E a seguito della quale, migliaia di proprietari e host registrarono le loro proprietà sul sito del Comune, facendo emergere che a Firenze gli alloggi disponibili per affitti brevi erano più di 13mila e di cui oltre 9mila, 3 su 4 in pratica, condensati nel solo centro storico.

Dai proprietari al Codacons, oltre alle aziende che gestiscono appartamenti in affitto breve, tutti erano insorti minacciando battaglia per vie legali. Puntualmente arrivate con un ricorso in massa al Tar che il presidente Roberto Pupilella, visto il gran numero di ricorsi arrivati - più di 10 - aveva deciso di raggruppare in uno solo e pronunciarsi il 9 maggio ammettendo “una decisione che sposterà la geografia, visto che riguarda cinque chilometri di patrimonio Unesco”.

Il cambio dopo il ricorso

Nel frattempo però l'amministrazione guidata da Nardella non aveva incluso la variante nel piano operativo – pubblicato l'8 maggio sul sito del Comune – “perché – come aveva detto il sindaco - l’iter della variante al Regolamento Urbanistico vigente non è ancora concluso, è oggetto di numerose osservazioni e ricorsi in risposta ai quali, per mantenere l’operatività e la legittimità del divieto in atto, si è preferito attendere la pronuncia del Tar dato che è stata fissata per il 9 maggio”.

E qui è per così dire cascato l'asino. Se gli avvocati del Comune sostengono che la variante approvata sia ancora in piedi – e che andrà integrata anche a seguito del nuovo piano varato dalla Regione - quelli delle controparti sostengono che, non facendo riferimento del divieto dell'area Unesco nel nuovo piano operativo comunale, questa sia decaduta. E nei ricorsi avverrebbe la cessazione della materia del contendere. 

Cosa potrebbe accadere

Se il giudice seguirà la linea degli avvocati delle controparti, la variante non troverebbe più la sua legittimazione e decadrebbe. 

Allo stesso tempo però – non eliminando la possibilità che l'amministrazione possa ripresentare nuovi provvedimenti in materia - nulla esclude che il Comune possa andare avanti nel suo iter e finire il percorso della variante originaria approvata in autunno.

Magari tra sei mesi. Questo perché la variante originaria ha il suo percorso: una prima approvazione e una definitiva. Ed è 'perfetta' solo nella sua seconda approvazione che non è ancora avvenuta. Ad approvazione avvenuta, potremmo attenderci comunque ricorsi.

Starà al giudice ora decidere. La sentenza dovrebbe avvenire entro 40 giorni e, a prescindere, sarà sicuramente “pane elettorale”. 

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