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Adescava ragazze su Facebook e poi ne abusava sessualmente: condannato massaggiatore

Pena di 5 anni e 6 mesi in appello, per due episodi. Il sospetto è che ne abbia narcotizzate e violentate molte di più. Filmandole con la sua videocamera

L'amo lo lanciava sulla sua pagina Facebook: 150 euro per partecipare, come modella, alla realizzazione di un video promozionale su tecniche di massaggio. Poi però, quando la malcapitata di turno si presentava a casa sua, la faccenda cambiava. L'uomo la faceva spogliare, distendere su un lettino e poi, secondo l'accusa, la narcotizzava. Infine ne abusava sessualmente. Per ore, sotto l'occhio elettronico della sua videocamera. Il massaggiatore, un fiorentino poco più che quarantenne, è stato adesso condannato dalla Corte d'appello di Firenze a 5 anni e 6 mesi di reclusione.

In primo grado, davanti al giudice monocratico, l'uomo se l'era cavata con una condanna a 1 anno e mezzo di reclusione. Perché se è vero che in entrambi i casi non è stata provata in tribunale, al di là di ogni ragionevole dubbio, la “narcotizzazione” delle vittime, pur tuttavia i giudici dell'appello hanno riconosciuto l'uomo colpevole di due episodi di violenza sessuale. In primo grado, invece, il giudice monocratico ne aveva accertato soltanto uno.

Gli episodi accertati risalgono a sei anni fa. Secondo la procura, tuttavia, potrebbero essere stati molti di più. A mettere nei guai il massaggiatore-maniaco è stata proprio una delle sue vittime, rappresentata dall'avvocato Giacomo Passigli. La ragazza scappò dall'appartamento dopo aver subìto il solito trattamento, corse a raccontare tutto a sua madre e fece così partire le indagini.

Gli investigatori piombarono nella casa dell'uomo – che viveva con l'anziana madre e si trovava agli arresti domiciliari perché nei mesi precedenti aveva drogato e violentato una prostituta -  ma non trovarono grandi tracce utili alle indagini. Tanti video nel computer – uno dei quali lungo 5 ore – e nessun altro elemento: a parte uno straccio, che però verrà analizzato solo un anno dopo il sequestro. E alcune boccette.

Dalle quali però non emerse granché, data anche l'estrema volatilità delle sostanze che si suppone vi fossero contenute. I video conservati sul pc mostravano in modo eloquente quei massaggi a luci rosse, anche se le donne non erano riprese in volto. E grazie a quelli il massaggiatore è stato “incastrato”. Dalla ragazza che fuggì da casa sua. E da un'altra ritrovata - mediante il nome del file - proprio grazie ai video.

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